Le meraviglie dei Chola PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura

Nella terra dei Tamil, i sovrani Chola costruirono in principio piccoli ed affascinanti santuari e poi nei secoli i più grandi e straordinari templi dell'India meridionale medievale.

Tempio Brihadisvara a GangaikondacholapuramL'epoca medievale portò alcuni cambiamenti nelle pratiche spirituali di tutta l'India; nei tempi antichi, i sovrani non erano soliti patrocinare direttamente la costruzione di luoghi di culto, nemmeno in onore della propria divinità o credo di riferimento. Come si evince dalle iscrizioni, generalmente contribuivano tuttalpiù assegnando alle gilde costruttrici dei santuari rendite derivate da villaggi di loro dominio, ma erano le stesse gilde degli artigiani, i religiosi e i fedeli a pianificarne l'erezione e proporzionare i fondi iniziali necessari.

Solo a partire dal VII e VIII secolo d.C. i sovrani indiani, cominciando con quelli della dinastia Pallava nell'India meridionale, iniziarono a sponsorizzare personalmente la costruzione di templi. Fino ad allora, la ricerca dell'Illuminazione era considerata una faccenda del tutto privata e solo in seguito divenne poco a poco un movimento intellettuale organizzato. Verso l'VIII° secolo, la struttura dei templi dell'India meridionale aveva raggiunto la sua completa maturazione in Tamil Nadu; a Kanchipuram e Mamallapuram, sotto la dinastia Pallava, erano stati costruiti alcuni dei migliori esempi del Paese e ancora più a Sud, a Kalugumalai, il tempio Vattuvankovil era stato scavato sulla costa di una collina sotto la dinastia dei Pandya: le sue statue vennero scolpite con precisissimi dettagli naturalistici e la dura pietra resa morbida e viva alla vista. Attorno all'anno 850 d.C. un condottiero Chola chiamato Vijayalaya conquistò però la città di Thanjavur, dando inizio a un'epoca di prosperità e splendore insuperati per quella regione, che oggi è parte dello Stato del Tamil Nadu, durante la quale vennero costruiti templi grandiosi.

Narthamalai, epoca CholaA Narthamalai, sulla cima di un'altura in un bellissimo contesto naturale, sorge un tempio del IX° secolo dedicato a Shiva e che reca un'iscrizione che lo denomina Vijayalaya Choleshvaram, attribuendo quindi proprio al condottiero Chola la sua costruzione. Le sue dvarapalas, figure guardiane che affiancano l'ingresso alla mandapa, o padiglione, presentano una mezza torsione, secondo una consuetudine già stabilita durante l'epoca Pallava, e con una mano compiono il mudra vismaya, che indica meraviglia. Una meraviglia che pervade anche il visitatore, di fronte alla perfezione dei ceselli e alla bellezza del santuario. A Pullamangai, nel tempio Brahmapurisvara, si può osservare la straordinaria qualità della scultura chola delle origini. I templi di questa fase non erano molto grandi: non si prefiggevano lo scopo di stupire per mezzo della loro grandiosità ma di guidare il fedele verso il mondo spirituale interiore che ognuno può trovare in se stesso. Le figure aggraziate dalle espressioni pacifiche, assorte nel miracolo della creazione, infondono tranquillità e spingono alla meditazione. Come in tutti i templi dei Chola, le pareti del tempio Brahmapurisvara sono abitate da molti Ganas. I Ganas di Shiva sono figure che, attraverso la loro straordinaria devozione, si sono guadagnati il diritto di accompagnare per sempre il dio nel tempio.

Chola, i GanasSi tratta di figure che danno modo all'arte scultorea chola di esprimersi al meglio; nell'arte indiana, l'intera gamma delle emozioni e degli aspetti della vita umana trova spazio, ma i Ganas sono principalmente ritratti di fedeli rapiti in estasi davanti a Shiva. Li si può identificare facilmente, perchè spesso suonano strumenti musicali o danzano leggiadri, mostrando al devoto il loro cammino verso la benedizione senza fine offerta dal dio. Sulla parete meridionale della mandapa si trova Ganesh, considerato il capostipite dei Ganas che lo circondano. Un'altra particolarità dell'architettura Chola può essere qui osservata: le statue delle divinità sono poste in nicchie, così come il loro seguito, e la stessa meticolosità di esecuzione è destinata tanto alle une quanto agli altri. Ogni parte delle pareti del tempio risulta poi decorata con fregi e bassorilievi, dove non vi sono grandi statue, e si può osservare qui uno dei motivi più apprezzati in tutto il subcontinente indiano: una figura umana che cavalca un yali, cioè un leogrifo.

Tra Kodambulur e Mooverkoil, sorgevano altri tre templi dedicati a Shiva del primo periodo Chola, dei quali solo due sono sopravvissuti e che racchiudono alcuni dei più luminosi esempi di scultura dell'epoca. Nel suo aspetto Nataraja, Shiva danza qui sul demone dell'oblio: secondo le credenze hindu, l'ignoranza è causata dall'oblio della Verità, che ognuno potrebbe però facilmente ricordare e ritrovare in se stesso. Le sculture, manifestazione esteriore dell'aspetto del dio interiore, non insegnano dunque nulla di nuovo: solo conducono il fedele verso risposte già note seppur dimenticate, grazie alla loro bellezza e leggiadria, giacchè l'esperienza estetica è considerata come strettamente connessa con il Brahmananda, la benedizione estrema della salvezza, cioè l'istante in cui il velo dell'illusione si solleva e la grazia della creazione si rivela nella sua interezza. Nel tempio Koranganatha di Srinivasanallur, sempre del primo periodo chola, uno Shiva pacifico e benevolente nel suo aspetto Dakshinamurti domina dal lato Sud della torre del santuario, di piacevolissimo equilibrio architettonico e ornato al suo interno da sculture che raffigurano la gioia della vita con deliziose minature, mentre un fregio composto da leoni e makaras, figure mitologiche dal muso di coccodrillo, corre intorno all'intero tempio. Le figure del seguito del Dio sembrano uscire dalle loro nicchie per condividere con l'osservatore la propria serenità.

Sembiyan Mahadevi, CholaA partire dalla seconda metà del X secolo, l'arte dei Chola venne poi fortemente influenzata da una regina che vi si dedicò particolarmente e dalla quale il periodo prende la sua denominazione: Sembiyan Mahadevi. La regina, vedova precoce del sovrano Gandaraditya Chola, fu grande patrona delle arti e la sua influenza si mantenne inalterata fino alla prima parte del regno del grande re Rajaraja I Chola, alla fine dello stesso secolo. Nel tempio Umamahesvara, a Konerirajapuram, si trova una rappresentazione idealizzata della regina, in adorazione di un shivalinga. L'architettura chola dell'epoca che da lei prende nome si manifesta ancora su scala modesta, con l'enfasi posta piuttosto sulla devozione personale verso il divino, che sulla grandiosità degli ambienti. Tuttavia, successive rielaborazioni dei templi dell'epoca Sembiyan Mahadevi hanno quasi del tutto cancellato l'originalità dell'arte di quel momento, ma quel che è sopravvissuto è di squisita delicatezza. Fu proprio allora, per esempio, che l'immagine di Shiva assorto nella sua danza cosmica, Ananda Tandava, venne codificata.

ThanjavurMa all'inizio dell'XI secolo, avvenne un cambiamento sostanziale nella scala e nell'imponenza dei templi chola: nel 1010, il re Rajaraja Chola completò infatti a Thanjavur il più alto e il più vasto tempio mai realizzato fino ad allora in India. Il tempio Brihadishwarar, dedicato al Grande Signore Shiva, voleva essere la rappresentazione tangibile tanto della grandezza del dio quanto di quella politica e militare del sovrano. Cinque volte più grande di qualsiasi altro precedente santuario chola, il tempio presenta un vimana, torre, alta 62 m, la sua cupola monolitica finale pesa 80 tonnellate e che si dice sia stata innalzata grazie a rampe lunghe sino a 6 km. Rajaraja dotò il tempio di grandi rendite e numerosissimi terreni ed è quindi possibile intuire qui la nascita del tempio come centro dell'attivita culturale e sociale della zona e l'origine delle città-tempio del meridione indiano. Quattrocento danzatrici vennero assegnate al santuario, trasferendole da tutti gli altri templi del regno e le entrate del recinto furono ornate con grandiosi Gopuram, portali a torre, che diventeranno in seguito la caratteristica distintiva dell'architettura templare Tamil.

Darasuram, epoca CholaIl figlio di Rajaraja I, Rajendra, estese ulteriormente i domini della dinastia e ottenne la prima vittoria di un sovrano del Sud nel Settentrione indiano; per celebrare l'evento, venne riportata in patria una gran quantità di acqua santa dal Gange e venne fondata appositamente una città nei pressi di Thanjavur, chiamata Gangaikondacholapuram: La Città del Chola che catturò il Gange. Seguendo l'esempio del padre, anche Rajendra fece costruire nella sua nuova capitale un altro grande tempio, che come quello di Thanjavur dedicò anch'egli a Brihadishwarar, senza però raggiungere la grandiosità del santuario paterno. Le proporzioni ciclopiche dei templi dell'ultimo periodo chola possono essere osservate anche al santuario Airavatesvara, costruito da Rajaraja II nel XII secolo a Darasuram: un edificio straordinario, la cui mandapa presenta forma di ratha, carro rituale, secondo un concetto che verrà poi ripreso nel XIII secolo nel capolavoro dell'Orissa, il tempio del sole di Konarak. Ma inesorabilmente, nell'ora del declino della dinastia, la grandiosità degli spazi aveva avuto definitivamente il sopravvento sull'equilibrio architettonico e sulla qualità scultorea del dettaglio: la profonda introspezione auspicata dai costruttori dei primi secoli aveva lasciato ormai il posto ad un'atmosfera di maniera e di impatto certamente più immediato, che rifletteva specularmente quella ormai sofisticatissima proiettata dalle corti.

 

 
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