Essere donne in India PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Usi e costumi

Le discriminazioni storiche delle donne in India vanno diminuendo tra le caste alte, ma rimangono drammatiche negli strati inferiori della società

Essere donna in IndiaSin dall'antichità l'inferiorità femminile é stata codificata in India nella raccolta di leggi nota come Il codice di Manu - la cui datazione è molto controversa, spaziando tra svariati secoli a cavallo dell'inizio dell'era cristiana - secondo la quale la donna, dalla nascita alla morte, doveva restare sotto tutela del padre, del marito o dei figli maschi, che potevano disporne a piacimento con il solo obbligo del mantenimento. La tradizione religiosa induista indica nel matrimonio l'unica opportunità salvifica per le donne e questo comporta quindi che la sposa sia completamente sottomessa alla famiglia del marito, sulla pira del quale doveva immolarsi in caso di morte dello stesso nella tristemente celebre cerimonia nota come Sati, non avendo in sostanza più una giustificazione plausibile per continuare a vivere in sua assenza. In alcuni dialetti e lingue indiane la parola "vedova" e quella indicante "donna di malaffare" sono infatti coincidenti, a sancire il disprezzo in cui era tenuta colei che sopravviveva al marito. E in certe regioni e circoscritti contesti sociali, l'unica forma tollerata di sopravvivenza per queste donne è ancora oggi la vita d'elemosina a cui vengono costrette dalle famiglie una volta rimaste vedove, a prescindere dalla loro età e precedente condizione. 

I primi cambiamenti formali nella condizione femminile si ebbero con la colonizzazione inglese; tuttavia, se da una parte con essa vennero proibiti la Sati e l'infanticidio femminile e alle vedove vennero legalmente riconosciuti i diritti di sucessione e le seconde nozze, dall'altra i Britannici imposero al Paese una visione vittoriana della pubblica morale, che non solo rafforzò la tradizionale posizione subalterna femminile, ma stigmatizzò e colpevolizzò anche alcune categorie che precedentemente godevano di una loro collocazione nella società - dalle danzatrici di ogni genere ad omossessuali e transessuali - oltre a favorire la cristallizzazione del sistema castale attraverso classificazioni rimaste valide fino ad oggi e che spesso relegano ancora le donne fuoricasta a umilianti occupazioni

All'inizio del XX° secolo le donne indiane delle classi medie cominciarono a riunirsi in associazioni femminili che lottarono per il diritto al voto, ottenuto nel 1931 con l'appoggio di Gandhi, ma nel contesto sociale gli antichi princìpi indù, le consuetudini locali e le istituzioni giuridiche inglesi continuarono a coesistere in assenza di una Costituzione laica e uniforme nel Paese, entrata poi in vigore nel 1949. Nel 1955 fu proibita la poligamia, fino ad allora largamente diffusa anche tra gli indù, e oggi permessa solo per i cittadini di comprovata fede musulmana. In seguito si vietò anche - del tutto vanamente - la pratica deplorevole della dote, richiesta alla famiglia della sposa, causa di maltrattamenti ed uxoricidi nel caso di famiglie insolventi - responsabili, spesso, paradossalmente proprio le suocere, a loro volta un tempo nuore, dunque - e di rovina economica per le famiglie delle ragazze, che quindi sono spesso accolte sin dalla nascita come un insopportabile fardello. Già da un rapporto commissionato in merito dal governo indiano nel 1975 apparve che, dall'indipendenza del 1947 a quell'anno, la condizione femminile in India non era migliorata affatto. Nonostante i movimenti femministi degli anni Ottanta, la ratifica nel 1993 della Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, Amnesty International denuncia il persistere a tutt'oggi di tali discriminazioni all'interno della famiglia e della società.

Le bambine non vengono nutrite nè curate come i figli maschi, le donne vengono sfruttate nelle attività domestiche e percepiscono salari inferiori agli uomini, svolgono lavori durissimi e, viaggiando in India, si ha spesso l'impressione che lavorino solo loro. A volte subiscono torture sessuali e stupri da parte delle stesse forze dell'ordine, la prassi dotale non è venuta meno e si è anzi ulteriormente diffusa e nonostante la legislazione vieti di rivelare il sesso del nascituro durante le ecografie, il 99 % degli aborti riguarda feti femmina. Le figlie sono considerate come detto un peso per la famiglia, un investimento senza nessun ritorno e nelle aree rurali del Sud tradizionalmente era addirittura la stessa nonna paterna ad incaricarsi di avvelenare la neonata, ovviamente mai registrata all'anagrafe. In molti Stati del Nord, le normali proporzioni tra le nascite dei due sessi sono ormai catastroficamente sbilanciate a favore dei nati maschi, con le deleterie conseguenze che un simile squilibrio porta.  

I templi e gli ashram dedicati sono ancora stracolmi di vedove di tutte le età, cacciate dalla famiglia del marito defunto, a cui i figli appartengono, e respinte da quella natale, e che si guadagnano uno scarso piatto di riso a cambio di giornate intere spese a recitare mantra in suffragio o per conto di ricchi fedeli lontani, o che semplicemente vivono di elemosina o vengono sfruttate sessualmente, come narrato nel film Acqua della regista Deepa Metha.

Sono innumerevoli i casi di omicidio o di lesioni gravissime ai danni di spose la cui famiglia non soddisfa le richieste economiche del marito e dei suoceri concordate al momento dell'accordo matrimoniale. Il metodo classico è dar fuoco alla malcapitata, dichiarando che il sari si è incendiato accidentalmente mentre la donna cucinava, così come risultano terribilmente comuni le semplici violenze domestiche, gli stupri coniugali - considerati un ossimoro dalla legislazione vigente e dalle consuetudini sociali, che assegnano al marito il diritto di disporre sessualmente del corpo della moglie - gli episodi di brutali violenze sessuali, molestie gravi, aggressioni e spedizioni punitive ai danni delle donne che dimostrino autonomia e insubordinazione nei confronti degli uomini.

Dal 1999 una commissione parlamentare si incarica di investigare ed imporre alla magistratura e alle forze di polizia, spesso complici o acquiescenti di fronte alle estorsioni coniugali, gli stupri, i suicidi forzati o gli uxoricidi, un maggior rigore. Naturalmente tra le caste colte queste discriminazioni sono molto più rare e la varietà culturale locale porta oggi Sonia Maino Gandhi, vedova e di origine straniera, a guidare il partito del Congress, come ieri sua suocera Indira Gandhi, il rispetto per la Costituzione è stato garantito dal 2007 al 2012 dalla prima donna Presidente della Repubblica, Prathiba Patil e dal 2013 la State Bank of India è diretta da Arundhati Bhattacharya, ma sono moltissime altre le manager, le leader politiche e le personalità femminili di spicco nel panorama indiano attuale.

Molte donne delle classi basse, purtroppo a volte invano, cercano la strada della libertà e dell'autodeterminazione anche convertendosi alla religione cristiana, jainista o buddhista, spesso abbracciando addirittura la vita monacale. Paradossalmente, i voti religiosi appaiono infatti a molte come la promessa di una vita libera dalle oppressioni certe rappresentate dalla propria condizione castale, dal patriarcato tradizionale e dalla vita matrimoniale.

No Country For Women

La donna indiana, tra Bollywood e il Codice di Manu.

L'India senza figlie, di Raimondo Bultrini. La Repubblica, Aprile 2014.

 

 
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