Civiltà della valle dell'Indo PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura

Una raffinata cultura ancora misteriosa, che sparì probabilmente assorbita nella seguente società degli Arya, ma che a questa apportò importanti elementi culturali.

 

Sigillo

Alle luce delle ultime scoperte, si ritiene che la civiltà della Valle dell'Indo sia il risultato di un processo evolutivo autoctono nell'area nordoccidentale del subcontinente indiano in epoca neolitica. Tuttavia, benchè il periodo delle origini sia stato ampiamente studiato e continui ad essere oggetto di ricerche soddisfacenti e che l'apogeo della civiltà vallinda sia ora datato con buona aprossimazione fra il 2300 e il 1800 a.C., l'epoca intermedia presenta ancora numerosi aspetti oscuri.

Gli ultimi scavi hanno rivelato che l'area di influsso vallindo si estese su un vasto quadrilatero irregolare, nel quale sono venuti alla luce più di 40 siti con caratteristiche affini. Benchè notevolmente distanti tra loro, questi siti dimostrano grande omogeneità, soprattutto per quanto riguarda la pianificazione degli insediamenti, la costruzione delle case in mattoni cotti di misura standard, la ceramica - nella quale si distinguono i vasi portaofferte di terracotta decorati con disegni geometrici e naturalistici neri su fondo lucido rosso scuro e con figure umane - e il sistema di peso e misurazione.

Sacerdote-re

Tale uniformità lascia supporre una struttura politica e amministrativa fortemente accentratrice, probabilmente una sorta di teocrazia ove i ruoli dirigenziali erano espletati dal gruppo sacerdotale che si vorrebbe vedere rappresentato in una delle più belle statue vallinde, rinvenuta a Mohenjo Daro, del cosiddetto " prete-re ". L'attività primaria dei centri urbani sembra essere stata il commercio, soprattutto col vicino impero di Sumer, come risulta dalle tavolette dell'archivio di Sargon il Grande ( regnante fra il 2370 e il 2344 a.C. )

La scrittura vallinda non è ancora stata decifrata. Sono circa 400 i segni grafici rinvenuti incisi su sigilli. Mancano testi veri e propri, probabilmente perchè scritti con inchiostro su supporti deperibili e dunque perduti. L'istituto di Studi Orientali di Mosca fornisce, fin qui, il tentativo di traduzione più convincente, dimostrando come il Vallindo presenti affinità con le lingue dravidiche dell'India del Sud. Sono per ora le immagini sui sigilli a parlarci di questa civiltà; rinvenuti in gran quantità, sono prevalentemente di steatite, di forma quadrata, dai 17 ai 30 mm. di lato, con una protuberanza forata nella parte posteriore. Fra i motivi zoologici più frequentemente raffigurati spicca un animale simile al bue con un lungo corno, animale probabilmente sacro. Tra le rappresentazioni umane, la più famosa è una divinità maschile attorniata da animali, anticipando la figura di Shiva Pashupati, Signore degli animali, che sarà grande nel futuro mondo indù.

 

Alcuni elementi sembrano rimandare a miti comuni a un'area vastissima: la sacralità delle corna, la lotta con le fiere, i riti della fertilità legati all'agricoltura. Anche il culto della Grande Dea deve essere stato presente, identificabile nelle figure d'argilla dai grandi seni e dall'ombelico accentuato, con acconciature a canestro e usate forse come lucerne. La danza viene testimoniata da una celebre scultura in bronzo che ritrae una danzatrice dalle braccia ricoperte di bracciali.

 

La lettura dei siti archeologici, primi fra tutti Mohenjo Daro e Harappa, offre molte indicazioni su questa civiltà. Le due città, sorta di capitali gemelle, presentano un impianto urbano a scacchiera, con un intersecarsi di strade principali che correvano da Nord a Sud e da Est a Ovest e che dividevano l'area in blocchi rettangolari.

Il blocco centro-occidentale era occupato dalla cittadella fortificata elevata su un terrapieno, mentre nei quartieri solcati da vicoletti sorgevano case a più piani coperti da tetti piatti rivestiti di bambù e stuoie, edificate in mattoni cotti e strutture lignee.

Erano dotate di impianti igienici di prim'ordine e sotto le strade principali scorreva un complesso impianto di fognature. Fra gli edifici più insigni di Harappa vanno annoverati il granaio e le piattaforme dei mortai per pestare il grano, collocate nella zona operaia, costituita da file di casette a 2 stanze, tutte uguali, presenti anche a Mohejo Daro.

A Sud della cittadella di Harappa sono stati rinvenuti 2 cimiteri. Il primo presenta una cinquantina di tombe con salme distese con il capo volto a Nord, vasellame e gioielli in oro. Il secondo, più tardo, ospita i resti di popolazioni giunte dopo il declino della civiltà vallinda, con casi di inumazione e sepoltura frazionata delle ossa dopo la cremazione, in grandi urne. I ritrovamenti di scheletri permettono di ipotizzare la presenza di due tipi razziali: protoaustraloidi, i più antichi, e protomediterranei.

Un cambio climatico e geomorfologico provocò il declino della civiltà ed il disordine ambientale e sociale che ne conseguì, favorì le incursioni di predoni e l'avanzare di gruppi estranei, probabilmente nomadi. In alcuni insediamenti sono state rinvenute tracce di massacri, ma in altri il disordine urbanistico, i diversi manufatti in ceramica e le sepolture di vario genere, evidenziano la convivenza di gruppi autoctoni ed esterni che produrranno la cosiddetta "cultura di Jhukar ", diffusasi nel Sind al declino della civiltà della Valle dell'Indo.

 

Fonte: Antica India. Dalle origini al secolo XIII d.C.  di Marilia Albanese.

 


 

 
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