L'arte del Gandhara PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura

La migrazione degli Hiung-nu, probabili antenati degli Unni, sospinse le popolazioni vicine in un processo a catena che culminò in India con la fusione di popoli di origine lontanissima. Dai Maurya ai Kushana e fino ai Gupta.

Statua acefala di Kanishka

Durante l'apogeo della dinastia Maurya e poi durante la dinastia Shunga che le succedette, nelle regioni nordoccidentali dell'India, a seguito della campagna di Alessandro Magno si erano insediati dei regnanti indo-greci, che a più riprese cercarono di rivendicare l'eredità del grande condottiero macedone. La monetizzazione che essi produssero costituì un esempio di conio per le successive dinastie indiane e la loro arte contribuì notevolmente a formare la scuola del Gandhara, la regione di Kandahar nell'odierno Afghanistan, a cui si devono le prime raffinatissime raffigurazioni del Buddha. Il pacifico e prospero regno del più prestigioso dei sovrani indo-greci, Menandro, morto nel 130/150? a.C. contribuì al consolidamento di una rete commerciale che, con qualche interruzione, avrebbe retto fino alla fine del XVIII secolo.

Furono aperte la strada da Babilonia all'India, attraverso Herat e Kabul e due rotte marittime, che univano una l'Arabia con il Kerala e l'altra costeggiava la Persia fino al Golfo di Cambay. Pochi anni dopo la morte di Menandro, una nuova ondata di migrazioni provenienti dall'Asia centrale si riversò sull'India. Gli Shaka, gli Sciti, spinti da migrazioni a catena originate dagli Unni alla frontiera dell'impero cinese, calarono nell'India nord-occidentale giungendo fino a Ujjain, in Madhya Pradesh.

moneta kushana

La maggior parte dei regni indo-greci fu allora annientata, ma gli Shaka ne assorbirono la cultura. Agli inizi del I secolo d.C. fu la volta dell'arrivo dei Kushana, di ceppo turco-mongolo e che in precedenza avevano causato la migrazione in India degli Shaka. L'esponente principale di questa dinastia, che si sovrappose alle tradizioni precedenti assorbendole, fu il re Kanishka, il cui avvento vede datazioni distinte a seconda degli studiosi, ma che pare ormai certo essersi verificato tra il 120 e il 144 d.C.

 

Tollerante e cosmopolita, Kanishka fece di Purushapura, odierna Peshawar, la sua capitale; permise l'adorazione di dèi greci ed indiani, pur essendo egli seguace del buddhismo, ed intensificò le relazioni commerciali grazie al fatto che tutte le principali vie carovaniere, che dalla Cina e dall'India conducevano alla Persia e a Roma, si trovavano a passare dalle sue terre. Kanishka patrocinò in campo artistico sia la scuola grecizzante del Gandhara, sia quella più prettamente indiana di Mathura. Le città dei Kushana godevano di un notevole benessere e le monete dell'epoca rispecchiano perfettamente il sincretismo che regnava in esse. Sono generalmente modellate ad imitazione di quelle romane e, pur mantenendo elementi indo-greci, greco-battriani e partici, sviluppano nuovi motivi zoroastriani ed indiani.

Mentre le immagini del Buddha si trovano solo su poche monete, i monumenti archeologici rivelano che il buddhismo era senz'altro la religione più diffusa e la più influente della zona. Aveva però cambiato carattere ed il suo dogma fondamentale non si fondava più sulla liberazione dalle passioni e sulla salvezza raggiunta attraverso il Nirvana, bensì sulla carità attiva ispirata dalla pietà e sulla fede devota nei divini esseri che praticavano tale carità, i Bodhisattva, esseri giunti ormai allo stato del Buddha, ma al quale rinunciavano per dedicarsi al conforto degli uomini. Questi santi avevano assunto tutte le caratteristiche degli Dei della luce iranici e venivano rappresentati stanti o assisi su fiori di loto aperti (simbolismo ellenistico-egizio), emananti fiamme dalle spalle o incoronati da una aureola di luce.

Grazie alla protezione degli imperatori Kushana e all'appoggio economico di ricchi mercanti, gli Stupa e i monasteri buddhisti presero a fiorire sui colli di tutto l'impero. Ma poichè il fragile scisto (o fillite) di questi monti non consentiva l'escavazione di grotte, si costruirono dei cortili che, disposti su terrazze ascendenti e collegate fra loro da scale, racchiudevano gli Stupa. Questi constano di una piattaforma bassa e quadrata, sulla quale si erge sostenuto dal tamburo, alto aprossimativamente quanto la piattaforma, lo Stupa vero e proprio. La piattaforma ed il tamburo sono decorati con piccoli colonnati romani a pilastri. Sembra che questa piattaforma quadrata sia sorta a imitazione dei mausolei ellenistici.

Stucco dipinto, testa di Maitreya

Negli Stupa dell'epoca più tarda e più comuni, la piattaforma si rimpicciolisce ma diviene assai più alta; una scalinata monumentale conduceva  a uno stretto sentiero processionale che correva intorno allo Stupa, ora a forma di piccolo emisfero schiacciato fra una torre con più tamburi successivi, da uno a quattro, e un'alta serie di "ombrelli" che emergono dal cospicuo harmika, una sorta di piattaforma posta sulla cima dello Stupa.

I monumenti buddhisti appaiono sovraccarichi di statue e di rilievi, affollano le cappelle sormontate da archi a trifora e da frontoni acuti. Si rappresentano la vita del Buddha e le Jataka, le storie delle sue vite precedenti. Queste composizioni, realizzate in uno stile romano provinciale, più esattamente tardo ellenistico-siriaco, vedono i tipi dell'arte figurativa ellenistica, Zeus, Eracle, Atena, le ninfe etc. modificati secondo la cultura locale. Spesso intere scene sono tratte dal repertorio ellenistico, mentre in altre è evidente l'ispirazione dalla vita reale.

La scultura in pietra scistosa era limitata alle zone ove si trovava la fillite e in tarda epoca Kushana prevalse la scultura in stucco dipinto, metodo importato da Alessandria. Vi è una grande diversità di tipi e livelli nelle sculture del Gandhara, dove grandi capolavori stanno affianco a sgraziate opere di apprendisti. Quando le vittorie dei Sassanidi indebolirono il contatto col mondo romano, si fecero sentire altre tendenze, iraniche e specialmente indiane, e con esse il pieno stile di Mathura.

Quando nel IV-V secolo d.C. sorse l'arte Gupta, le sue proporzioni armoniose e la serena espressione delle composizioni influenzarono anche la tarda arte del Gandhara, che tuttavia continuò un suo cammino indipendente nella zona e fino all'Estremo Oriente.

 

Fonti:  

  •  A history of Indian Art, Hermann Goetz 
  •  Antica India. Dalle origini al XIII secolo d.C., Marilia Albanese  

Per saperne di più: L'arte del Gandhara al Museo Archeologico di Milano

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