Il Medioevo nel settentrione pre-islamico PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura

Tra il VI e l'VIII secolo d.C. la società indiana subì un radicale mutamento, e quella che si impose in seguito fu una società di tipo aristocratico-teocratica, alla quale poi pose fine a partire dal XII secolo la penetrazione musulmana nella piana gangetica.

Un disordine caotico seguì la caduta dell'impero di Lalitaditya, dei Karkota del Kashmir, che aveva dominato buona parte dell'India settentrionale fino al 756 d.C. Durante il suo regno, il tardo stile Gupta nella scultura era degenerato per sfociare poi in forme rozze e barbariche, anche se alcune raffigurazioni allora codificate vennero poi accettate stabilmente a livello nazionale, come per esempio il Vishnu a tre teste, ma per il resto lo stile del Kashmir, che invece continuò a diffondersi a Nordovest, non lasciò tracce particolari nel resto dell'India gangetica, brevemente dominata in seguito dal re Harsha di Kanauj.

I sovrani che diedero nuova forma all'arte medievale nel cuore dell'India settentrionale furono allora i Gurjara Pratihara, che già dominavano sul resto dei clan Rajput, i quali d'altronde nella quasi totalità rivendicavano da loro la propria discendenza. L'imperatore Mihirabhoja consolidò e ampliò i territori di dominio della casata, che raggiunse poi l'acme dello splendore e della raffinatezza sotto Mahendrapala (885-907 c.a). Ma le lotte dinastiche interne, unite all'offensiva dei Rashtrakuta del Deccan e dei Pala dell'Est, portarono inesorabilmente all'indebolimento anche di quest'impero e i sovrani Pratihara a diventare presto semplici burattini nelle mani di loro ex-vassalli, i Chandella. Quando intorno al 1030 scomparve l'ultimo rampollo della dinastia imperiale, l'India settentrionale si era nel frattempo già frazionata in numerosi regni Rajput, alcuni dei quali sono ancora nominalmente esistenti nell'odierno Rajasthan.

La religione dei Pratihara ebbe però carattere piuttosto impersonale, con forte tendenza alla magia, allo yoga della tradizione Gorakhnath e al Tantrismo. Andarono così assumendo smisurata importanza durante il loro dominio gli idoli, considerati magica presenza della divinità, mentre a loro volta i templi diventavano magici congegni fondati su esoterici legami cosmici. E' così che verso la fine del X secolo compaiono i templi di stile settentrionale, Nagara, all'apice del loro sviluppo, secondo canoni che con ogni probabilità erano già stati codificati in precedenza, ma dei quali non sono sopravissute altre testimonianze. In questi, la tradizione architettonica Gupta è parzialmente ancora viva ma, come accadde alla tradizione romana nell'arte Romanica, spesso è ridotta ai soli motivi ornamentali combinati in nuove forme architettoniche.

Mappa india, medioevo

Il grande complesso che costituisce il tempio dell'epoca appare quale una sorta di paradiso artificiale, al centro del quale l'idolo in esso racchiuso viene frequentemente forgiato in oro con incastonati diamanti, rubini e smeraldi e adornato di corone, gioielli e ornamenti vari tempestati di altre pietre preziose: ai suoi piedi, ambienti sotterranei custodiscono frequentemente ulteriori tesori inestimabili, frutto di donazioni, dei proventi dei villaggi di cui il tempio ha l'usufrutto o di omaggi votivi. Quando i primi razziatori musulmani cominciarono a compiere le loro incursioni, a partire dall'anno 1000, sapevano infatti esattamente cosa cercare e riportarono così in Afghanistan tesori paragonabili solo a quelli ottenuti dai Conquistadores in Centro e Sud America: la grandiosità e le ricchezze raggiunte all'epoca dai templi imperiali di Mathura, di Kanauj, di Varanasi e Somnath, si possono però dedurre oggi solo dalle descrizioni dei cronisti a seguito proprio di Mahmud di Ghazni, il condottiero che per primo guidò quelle razzie in Hindustan.

Una volta accettata la teoria secondo la quale l'idolo non era più solo simbolicamente il sostituto della presenza divina, ma una incarnazione della stessa, gli idoli degli Dei godettero infatti di una vera e propria corte, che replicava quelle dei sovrani terreni - e viceversa - e presero quindi ad essere trattati ed onorati esattamente secondo il rituale di corte: servi, concubine, danzatrici, ministri etc. nonchè ad essere assistiti durante tutte le attività proprie di un regnante: risveglio, vestizione, adunanza pubblica, colazione, intrattenimenti serali, riposo notturno etc. Queste pratiche diedero origine a un ulteriore complesso di riti cultuali gestiti dai brahmani, ma a livello delle masse il tutto degenerò in banale idolatria, mentre per le classi elevate si aprì la via a rituali segreti che, abbassati al livello della materia, offrirono probabile prestesto anche ad eccessi orgiastici.

Tutti i sovrani delle dinastie che si formarono a seguito della caduta dei Gurjara-Pratihara furono grandi costruttori di templi e svilupparono diversi stili dinastici di derivazione. I templi superstiti più importanti sono quelli di Khajuraho, nell'odierno Madhya Pradesh, antica capitale dei Chandella. Eretti tra il 954 e il 1002 dai re Dhanga e Ganda, sono celebri non solo per la squisita perfezione della loro architettura e per l'eleganza delle loro sculture, ma anche per l'erotismo esplicito di alcuni dei loro innumerevoli rilievi. La perfezione si deve ai maestri pratihara, che avevano abbandonato Kannauj ormai in declino, mentre il carattere erotico si riallaccia probabilmente all'introduzione di un culto Shivaita tantrico associato al sole e alla fertilità.

A Ovest dei Chandella, i principi Chahamana, fedeli agli ultimi imperatori di Kannauj, furono apparentemente i rappresentanti più conservatori dello stile Pratihara puro, ma i loro principali monumenti, ad Ajmer e Delhi, vennero trasformati in moschee nei secoli successivi. A Est, il Bengala era stato assorbito relativamente tardi dalla religiosità brahmanica e la popolazione indigena, in origine matriarcale, aderiva quindi ancora largamente e principalmente al culto della Dea madre (specialmente nelle sue manifestazioni in seguito identificate in Durga e Kali) nel quale avevano parte importante i riti volti alla fertilità e i sacrifici anche cruenti. Disprezzati dalla tradizione più ortodossa, con l'avvento della dinastia di origine plebea e quasi democratica dei Pala nella regione fiorì anche il Buddhismo tardo, portatore di maggiore uguaglianza sociale e di un sistema di emanazioni di divinità femminili e maschili più consona alla natura della popolazione locale. I Pala si dedicarono dunque anche all'ampliazione e alla costruzione di templi e monasteri buddhisti, imitando lo stile Gupta, ed esercitando così la loro influenza artistica fino al Nepal, Tibet, Birmania, Giava e Sumatra, ma anche dui più prossimi templi dell'Orissa, che pur appartenendo decisamente alla precedente tradizione Prathiara, ereditarono tuttavia lo stile dei Pala nell'arte statuaria. Come spesso avviene nella storia dell'India, anche questa volta fu però proprio un principe tributario a porre fine dall'interno al loro governo: Vijayasena, fondatore della dinastia Sena, brahmani vishnuiti originari del Deccan e zelanti campioni dell'ortodossia hindu, che presto ricondussero la regione a un'iconografia e a dei culti più tradizionali. Solo la dea-serpente Manasa mantenne una certa popolarità, mentre il culto di Kali venne accettato e inglobato molto più tardi.

Quando a partire dal XII secolo la penetrazione musulmana nell'India settentrionale si fece decisa e volta alla conquista del territorio, e non più soltanto a quello delle sue ricchezze, la civiltà aristocratico-teocratica del medioevo settentrionale hindu volse rapidamente all'epilogo; e tuttavia, più dell'iconoclastia praticata dai conquistatori indignati dall'idolatria e dalle pratiche rituali locali, furono determinanti per il processo soprattutto le rivalità tra i clan dell'aristocrazia Rajput, che gradualmente si ritirarono nei piccoli territori sfuggiti alla diretta amministrazione musulmana combattendo poi più spesso tra loro per mantenerne il possesso di quanto mai fecero uniti contro l'invasore. Solo i mercanti Jaina, che allora cooperarono con i nuovi signori del Paese, indifferenti alle sorti dei regni terreni ma assai attenti a quelle di merci e denari, poterono permettersi di continuare nel frattempo a costruire i loro splendidi templi in luoghi isolati, preferibilmente sulle cime dei monti, mentre una nuova civiltà andava forgiandosi nell'Hindustan e nuove correnti mistiche di origine meridionale si preparavano a riformare profondamente anche l'Induismo della tradizione secondo il sentire popolare. 

 

 
Guida India feed

Cerca su GuidaIndia

Mappa interattiva

Free template 'Colorfall' by [ Anch ] Gorsk.net Studio. Please, don't remove this hidden copyleft!