I menestrelli del Rajasthan PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Musica

Alcune caste specifiche dell'India occidentale si dedicano da secoli all'intrattenimento musicale e artistico secondo modi e toni del tutto originali e affascinanti.

Manganiyar, RajasthanBasteranno pochi schiocchi di Khartal, sorta di listelli di legno fatti schioccare in contrappunto a ritmo vertiginoso, per individuare nella musica degli itineranti Manganiyars forse uno dei fili mai del tutto spezzati che legano ancora oggi al Flamenco questi Zingari, diremmo noi, che mai lasciarono il subcontinente indiano. Langas, Manganyiars, Bhopa, Bhatts, Kathputli Bhatts, Kalbelias... Sono alcune tra le principali caste e tribù della piramide sociale indiana che nella zona del deserto del Thar si sono occupate da sempre, di generazione in generazione, dell'intrattenimento durante melas, le fiere, celebrazioni private e festival di ogni genere. Cantastorie, menestrelli, burattinai, incantatori di serpenti, musicisti, tutti un tempo Kalakars, artisti, la cui antichissima tradizione sopravvive oggi, quando sopravvive, sostanzialmente solo grazie al turismo, a parte pochi casi di sopraggiunta fama internazionale.

Manganiyars, secondo l'epica, seguivano le carovane fino in Persia e oltre, diventando spesso lungo linea gli Alamkana, pregiati musicisti di corte di shah e sultani, così come accadeva loro ancora fino a pochi decenni fa in patria presso maharaja e nawab ma anche ricchi commercianti e grandi proprietari terrieri. Nonostante ciò, Manganiyar significa colui che elemosina, indicando la natura originariamente mendìca di questa casta che, pur essendosi convertita a un certo punto della storia e in buon numero all'Islam, ha manenuto molti rituali e modi dell'Induismo ed era loro concesso di suonare anche all'interno del recinto di alcuni templi. Se in origine si dedicavano al canto tanto gli uomini quanto le donne manganiyar, con un repertorio specifico di canti femminili, queste vennero ad un certo punto escluse dalle esibizioni pubbliche, fatto che se da una parte proporzionò un'ascesa sociale per la casta tutta, dall'altra mutilò una parte della tradizione e, naturalmente, le aspirazioni femminili nel campo: sono infatti pochissime le donne manganiyar che sfidano l'ormai consolidata tradizione.

Anche i Langas, dispensatori di canzoni, divennero in buona parte musulmani, probabilmente verso il XVII secolo, e dalla comunità islamica acquisirono la ricerca estatica della musica sufi, contribuendo col loro canto alla diffusione della parola di quei mistici così come di quelli appartenenti al movimento Bhakti. Tradizionalmente, i Langas si insediavano nelle terre dei loro mecenati, presso i quali godevano di rispetto e grande considerazione. All'occasione, accompagnavano i loro signori anche in battaglia e infondevano coraggio nelle truppe cantando le gesta degli eroi del passato e, come anche i Manganiyars, divenivano custodi orali della genealogia, delle leggende e delle imprese eroiche della casata che servivano.

I Kalbelias, l'unico tra questi gruppi ancora oggi parzialmente nomade per necessità, più che per vocazione, sono in origine una tribù di Intoccabili a maggioranza shivaita, i cui membri maschi sono specializzati nell'arte di incantare i serpenti, nella tratta del veleno estratto ai cobra e nella musica, al ritmo della quale le donne danzano con movenze particolarmente sinuose, serpentine, appunto, e attraverso le quali, a volte, palesano anche altre arti relative all'occupazione a cui alcune di loro sono costrette dal bisogno atavico divenuto tradizione: la prostituzione. 

Gli strumenti musicali utilizzati dai due gruppi principali, Langas e Manganiyars, tradizionalmente erano il kamaycha, ad arco, lo shehnai, sorta di oboe, il flauto, il tamburo dholak e come detto i khartal, mentre i Langas prediligevano il sarangi, sempre ad arco e oggi quasi del tutto sostituito dall'armonium, oltre a un tipo di doppio clarinetto. Il repertorio di questi musicisti è piuttosto vario e spazia a seconda delle circostanze per le quali vengono chiamati ad esibirsi, quali matrimoni, nascite etc. ma oltre ai brani allegri e celebrativi, comprende in genere anche ballate dai temi introspettivi o che trattano la perdita, l'amore infelice, l'eroismo e la morte. Le loro esibizioni potevano essere di tipo ordinario oppure Kacheri, durante le quali si usava impiegare cioè il massimo del virtuosismo possibile.

La chiusura dei confini tra India e Pakistan, dopo la partizione del 1947, ridusse notevolemente il bacino d'utenza di questi gruppi, mentre i gusti dei loro sempre più scarsi committenti lentamente cambiavano. La scarsità di occasioni e di pubblico competente ha fatto sì che la tradizione tendesse a cristallizzarsi, perdendo in parte i suoi antichi e naturali incentivi al virtuosismo e alla ricerca estetica; poi negli Anni 80 e 90, quando anche grazie a loro il Rajasthan divenne noto in tutto il mondo come preziosa riserva di tradizioni artistiche viventi, la musica di Langas e Manganiyars cominciò ad essere presente e molto apprezzata in vari festivals internazionali, di fronte a un pubblico entusiasta che però, spesso, nulla comprende dei testi delle loro epiche ballate e raramente conosce la storia delle casate, le leggende e gli eroi che i menestrelli del deserto ancora oggi cantano.

 

 

 

 
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