I Brahmani nell'antichità PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Caste, tribù e minoranze

Per definizione i Possessori del Brahman, cioè del potere sacro acquisito grazie alle formule rituali, sono i sacerdoti che hanno studiato i Veda, base di ogni conoscenza.

Preposti sin dall'epoca vedica a celebrare i sacrifici e a legittimare e rinnovare con gli stessi l'autorità regale, sono ancora designati in epoca classica a celebrare i servizi religiosi per se stessi e per gli altri. Custodi dell'ortodossia, sono gli unici autorizzati a tramandare i Veda, ricevendo a cambio regali, obbedienza e devozione assoluta da parte dei propri discepoli, di fronte ai quali sono tenuti a condurre una vita religiosa, intellettuale e santa, carica di tutta la dignità dovuta a un'ascendenza incontaminata e possibilmente sciolta dalle preoccupazioni insite nel sostegno materiale. Il carattere sacro della funzione esercitata dai Brahmani permetteva loro di beneficiare infatti di un gran numero di esenzioni, prerogative e privilegi, come quello di ricevere, individualmente o collettivamente, doni e proprietà di importanza talvolta considerevoli.

La donazione ai Brahmani veniva considerata non solo come un obbligo morale, ma anche come il modo più alto di saldare il debito che ogni essere vivente contrae automaticamente verso gli Dei al momento della nascita: un'istituzione che determina, in teoria quindi a beneficio del donatore, una ricompensa sicura in questa vita e nelle successive. I Brahmani entrarono così in possesso di vasti domini e ne incassavano le rendite, col diritto di farli coltivare da servi o schiavi; ricevevano in dono anche edifici pubblici e privati, o addirittura villaggi interi, per il possesso dei quali erano esentati dal pagamento delle imposte, giacché se ne disobbligavano sotto forma di atti pii. Il loro stesso carattere sacro impediva di condannarli alla pena di morte, alla tortura o a un castigo corporale qualunque. La pena più severa che poteva essere loro comminata era il taglio della crocchia di capelli, un gesto simbolico ma di profonda importanza.

Quel ciuffo di capelli che i Brahmani portavano (e spesso portano ancora) annodato sulla sommità o a lato del capo, era infatti il segno visibile della loro iniziazione brahmanica e veniva portato tutta la vita a partire dalla prima tonsura rituale, che avveniva verso i 3 anni d'età. Dunque il taglio della crocchia equivaleva all'esclusione dalla casta, facendone un essere disprezzato anche da tutte le altre, emarginato ed espulso dall'intera società, sancendone in pratica la morte sociale, oltre che morale. Inversamente, qualunque danno compiuto contro un Brahmano veniva punito con grandissima severità.

Molti Brahmani erano certamente degni del rispetto di cui li si circondava, conducendo esistenze pie, austere e compiendo con grande devozione i doveri propri della loro casta in qualità di maestri nei villaggi, nelle Università o negli Ashram. Ma accanto a questi Brahmani, le fonti letterarie ne descrivono anche un genere infinitamente meno rispettabile: approfittando della scienza magica appresa, non esitavano a sfruttare la credulità popolare guadagnandosi da vivere con pratiche da maghi o ciarlatani. Fra questi due estremi, trovava posto tuttavia anche una varietà di appartenenti alla casta con funzioni che non avevano nessun rapporto con quelle sacerdotali, quali attori, esattori di imposte, pseudo-medici, talvolta anche servitori stipendiati. E' possibile che tutti costoro si dedicassero a questi vari mestieri in teoria incompatibili con la purezza brahmanica perchè vivevano in zone a maggioranza buddhista e non potevano dunque sperare nelle tradizionali donazioni. Naturalmente la Legge prevedeva anche queste situazioni e, secondo questa, ogni casta in caso di necessità poteva anche esercitare professioni altrimenti condannate o proibite. Tuttavia, è certo che alcuni Brahmani ottennero nei secoli un tale prestigio, grazie al proprio valore intellettuale e all'alta moralità e competenza effettivamente dimostrate, da occupare la funzione di cappellano reale, Purohita, presso sovrani buddhisti e in seguito frequentemente quella di ministri e consiglieri anche presso quelli musulmani.

 
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