La cristallizzazione del sistema castale PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Caste, tribù e minoranze

All'epoca del brahmanesimo classico, la società indiana si ordinò definitivamente secondo il Dharma, che è insieme lo statuto, la legge, l'etica e la religione, e la cui fonte sono i Veda.

In nessun'altra civiltà come in quella indiana la religione è stata così intimamente partecipe della condotta dei pubblici affari e del comportamento umano. Nell'India antica, infatti, la religione appare come la base stessa della struttura sociale e il fondamento della collettività. Durante i secoli che precedettero immediatamente la nostra Era cristiana, le pratiche dei Veda, in cui il sacrificio costituiva la manifestazione primordiale della religione e l'errore rituale si sostituiva al peccato maggiore, vennero superate. La società indiana possedeva in comune già da più secoli i grandi principi del Brahmanesimo, ai quali il Buddhismo aveva portato il correttivo di una morale a scala umana. Questi principi sono basati sulla nozione del dramma in cui l'anima individuale, Atman, è immersa: benchè a seconda delle scuole la nozione di anima sia soggetta a numerose varianti, essa è concepita, dopo le Upanishad, come partecipe della stessa natura dell' Io universale. Questa rivelazione capitale diede l'avvio a tutta la speculazione posteriore. Si può dire che quest'anima individuale è inesorabilmente trascinata in un ciclo di reincarnazioni successive, Samsara, che è determinato dall'atto, Karman. Questo principio è stato accettato da tutti sistemi filosofici dell'India, che l'hanno chiosato all'infinito. Da parte sua il Buddhismo si è posto più di tutti sul piano della dottrina di salvazione e ha assunto una posizione originale, consistente nella negazione dell'Atman, pur conservando la nozione del Karman.

Le conseguenze del Karman, nel Brahmanesimo, non sono limitate infatti all'ordine morale o escatologico: esse riguardano l'intero ordine universale, o Dharma, e conseguentemente la struttura sociale del mondo Arya che lo riassume, e che è fondato sulla divisione in caste. Anche se questa nozione non appare nei testi vedici più arcaici, è indubbio che gli Arya l'abbiano imposta poco a poco, codificandola sempre più, per mantenere una distinzione razziale - per non dire razzista - fra il loro gruppo, considerato puro, e quelli delle altre popolazioni autoctone indiane. Emblematico il termine con cui i gruppi sociali, dai portoghesi chiamati caste, vengono catalogati: varna, cioè colore.

All'epoca del Brahmanesimo classico la società indiana si ordina secondo il Dharma, dunque, acquisendo una rigidità alla quale la nozione di Karman aggiunge un carattere pericoloso e scoraggiante; per effetto del suo Karman, l'individuo è subordinato dalla nascita ad una casta precisa e di conseguenza costretto alle funzioni e alle obbligazioni inerenti alla casta. Le conseguenze di questa legge sono talvolta molto gravi sul piano individuale, ed è precisamente contro di esse che insorsero le concezioni del Buddhismo e del Jainismo, opponendo a questa classificazione di fatto il valore individuale, la purezza di cuore, la nobiltà dei sentimenti.

Le caste tradizionalmente erano quattro: quella dei Brahmani o sacerdoti, degli Kshatriya o guerrieri e nobili, dei Vasya o Uomini liberi, e dei Sudra, o classe servile. Le prime tre caste hanno diritto ai Veda, la quarta ne è esclusa, pur appartenendo come le altre al Dharma. I Brahmani e gli Kshatriya costituiscono le due classi dirigenti e si dividono il potere temporale e spirituale. Tutti coloro che non appartengono a nessuna di queste quattro caste sono dunque al di fuori del sistema, e sono, per così dire, socialmente inesistenti. Sono i Fuoricasta. Infine, sono assegnate ad ogni casta delle funzioni ben definite: i Brahmani devono insegnare i Veda e celebrare sacrifici; gli Kshatriya proteggono il popolo e studiano i Veda; i Vaisya lavorano; i Sudra servono i primi tre gruppi. I contatti, i matrimoni tra persone di caste diverse sono proibiti ma, come in altri campi, la pratica è ben lontana dalla teoria e sembra che l'India brahmanica non sia riuscita a conservare rigorosamente questi princìpi e che abbia dovuto in ogni tempo venire a patti con la realtà.

 

 
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