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Non si esagera se si definisce l'approvazione delle Quote Rosa, avvenuta ieri alla Camera Alta dopo una battaglia campale tra i seggi, una pietra miliare della legislazione indiana.
I pilastri della politica indiana, così come per emanazione di questi l'organizzazione stessa della società civile, non saranno più gli stessi. Con l'entrata per legge di un minimo pari al 33% di donne nel parlamento centrale e in quelli degli Stati regionali, è stata posta infatti quella che verrà considerata una pietra miliare nella storia delle pari opportunità femminili dell'India indipendente.
Alcune delle leggi fondamentali emanate nei decenni che si sono susseguiti dopo l'Indipendenza, come l'abolizione del sistema degli zamindar o l'introduzione di Quote per le caste disagiate, i tribali etc. hanno mutato in maniera decisiva la natura dell'elettorato e dei potentati, tracciando profondamente il cammino verso una società più giusta. Il potenziale di cambiamento, insito nello stabilire che un certo numero di seggi sia riservato alle donne per legge, ha lo stesso scopo e significato. Non è un segreto il fatto che il patriarcato si nutra profondamente della cultura indiana tradizionale e che alle donne siano stati storicamente negati diritti sociali, economici e politici. Ancora oggi le donne indiane subiscono discriminazioni di un tipo o di un altro, tanto nella sfera pubblica quanto in quella privata. Per citare solo due esempi di manifesta ingiustizia di genere, a parità di impiego le donne guadagnano meno degli uomini e nell'ambito delle Personal Lows, il diritto privato e di famiglia che in India è delegato alle varie comunità religiose, queste sono sempre sfavorevoli alle donne.
Le effettive Pari Opportunità per le donne sono strettamente legate alla loro rappresentanza politica e al loro rafforzamento economico; ed è perciò che l'approvazione al Rajya Sabha delle Quote Rosa può ben essere definita una riforma sociale storica. Le Quote già riservate alle donne nei tradizionali Panchayats, da 15 anni a questa parte, hanno dimostrato che la presenza maggiore di donne nei corpi legislativi e di governo ha aumentato e migliorato le prospettive loro e, di conseguenza, dell'intera società.
E mentre si festeggia l'approvazione della legge, è necessario contemporaneamente condannare senza appello il comportamento degli ultrà che l'hanno avversata: alcuni parlamentari hanno offeso la dignità della Camera e si sono beffati dei valori democratici lì celebrati, con la scusa di difendere i diritti delle donne appartenenti alle minoranze più svantaggiate. Ma le donne fanno parte di tutte le minoranze e vengono quindi doppiamente discriminate. Alle donne non viene concesso nessun favore, con questo emendamento costituzionale: 63 anni dopo l'Indipendenza, si sono semplicemente riconosciuti i diritti politici della metà della popolazione indiana.
C'è voluto tanto tempo.
Liberamente tratto e tradotto da The Times of India.
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