Raja Ravi Varma: l'immagine dell'India PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura

Il linguaggio visivo indiano, da un secolo a questa parte, deve a Raja Ravi Varma quello che la lingua inglese deve a Shakespeare.

Lakshmi, Raja Ravi VarmaSe è vero che il 40 % del vocabolario utilizzato ancora oggi dagli anglofoni deriva dall'opera del Bardo, un'analoga percentuale del lessico visivo indiano attuale va attribuito invece all'opera di Raja Ravi Varma (1848-1906). Anche oggi, nell'India dell'XXI secolo, è infatti difficile non imbattersi quotidianamente con il canone estetico che Ravi Varma ha impresso indelebilmente nel subconscio di un intero popolo, allora in cerca anche di una immagine propria, come parte delle rivendicazioni di unicità culturale e identitaria rivolte ai dominatori coloniali. Era, quest'immagine, "accompagnata da un rinnovato gusto per la voluttà", come ha sottolineato in proposito lo storico Ratan Parimoo. E così quel tipo di approccio, altrimenti piuttosto occidentale, divenne nel tempo del tutto locale attraverso milioni di calendari, manifesti, cartoline, copertine di libri, locandine cinematografiche, etichette e stampe variopinte di divinità e di personaggi mitologici, appesi tanto devotamente nell'angolo casalingo destinato alla puja quanto distrattamente in ristoranti e uffici o dipinti su camion e autobus, fino a diventare la cifra stereotipata del Look Indiano per eccellenza.

Sebbene le stampe dirette a un vasto pubblico siano circolate in India sin dal 1870, come nel caso delle oleografie delle dee Kali e Chinnamasta prodotte dallo Chore Bagan Art Studio di Calcutta, fu solo a partire dal 1894 che divinità quali Lakshmi, Saraswati, Krishna e Rama acquisirono le loro identità stilistiche definite, quando cioè Ravi Varma, con l'aiuto di suo fratello Raja, giunse a Bombay dal regno di Travancore, parte dell'odierno Kerala, per fondare la Ravi Varma Fine Arts Lithographic Press, con la quale diffuse su scala industriale immagini illustrate secondo sembianze e decorazioni panindiane che dovevano congelarsi abbastanza rapidamente in un canone culturale divenuto poi quello ufficiale a tutti gli effetti. E' stata quell'iconografia ormai calcificata ad aver prodotto negli anni scorsi i tanto noti quanto incomprensibili problemi ad artisti quali M.F. Husain, per esempio, colpevole per gli integralisti hindu di aver maneggiato con leggerezza delle convenzioni considerate ormai inalterabili ma in realtà vecchie poco più di un secolo.

Solo a partire dallo scorso decennio si è incominciato a guardare all'opera di Ravi Varma come ad una sorta di pastiche transculturale di chiara matrice colonialista, caratterizzata anche da una puntuale coesistenza sulle sue tele di varie caratteristiche fisiche e tradizionali accuratamente selezionate dal vasto catalogo indiano: paesaggi occidentali, abbigliamento tipico dell'India settentrionale, gioielli di quella meridionale, incarnati mediamente candidi e rosati e un naturalismo intuitivo che richiama un certo accademicismo europeo provinciale. Non si riscontra infatti nemmeno alcuna evidenza di aspirazioni nazionalistiche, nell'opera di questo artista, che eppure fu attivo nei primi decenni del movimento d'indipendenza indiana. Ma se Ravi Varma avesse dunque limitato la sua assai prolifica opera alle circa 2000 tele dipinte durante 3 decenni di carriera, senza applicarsi anche alla loro riproduzione e diffusione su larga scala, la storia del panorama visuale indiano sarebbe forse stata diversa? Non ci sono stati grandi tentativi di rispondere a questa domanda, fino ad ora, ma la cosa certa è che, all'inizio del XX secolo, la sua opera fu duramente criticata da pensatori quali Ananda Coomaraswamy, Sister Nivedita o Sri Aurobindo e più recentemente da artisti quali M F Husain, Akbar Padamsee, Tyeb Mehta o J. Swaminathan. Eppure, piaccia o meno, per l'India e per il mondo quello ormai è e sembra essere destinato a rimanere l'autentico Look Indiano, e l'immagine delle divinità, con le quali centinaia di milioni di Indiani fanno da oltre un secolo i conti ogni giorno.

 

Per saperne di più:

Rupika Chawla

Raja Ravi Varma: Painter of Colonial India

Ed: Mapin Publishing, Ahmedabad, Marzo 2010

 

 

Liberamente tratto e tradotto da OutlookIndia

 
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