A caccia dei tesori perduti PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura
Venerdì 18 Giugno 2010 07:30

L'Archaeological Survey of India, con il sostegno dell'Unesco, ha deciso di battersi per il rientro in patria dei numerosissimi tesori indiani sottratti al Paese durante l'epoca coloniale.

Il pezzo più celebre è il diamante Kohinoor ma, secondo Gautam Sengupta, Direttore generale dell'ASI, la lista di tesori indiani perduti è talmente lunga da essere difficile poterla considerare nel suo insieme. Il numero di importanti opere d'arte di provenienza indiana possedute dai musei di tutto il mondo, ma prevalentemente britannici, è inoltre tale da consentire a questi di esporne al pubblico spesso solo una piccola parte, lasciando il resto a languire nei loro magazzini. Passati oltre 60 anni dall'Indipendenza indiana, è ora di recuperarli. Ecco alcuni dei pezzi più pregiati:

Il Kohinoor

 KohinoorUn tempo il diamante più grande del mondo. Conservato alla Torre di Londra

 

La Montagna di Luce fu, coi suoi 105 Karati, per molto tempo il diamante più grande del mondo. Trovato in Andhra Pradesh nel distretto di Guntur, appartenne durante secoli a sovrani hindu, moghul, persiani, afghani e sikh, prima di finire nelle mani della Compagnia delle Indie Orientali e divenire poi parte dei Gioielli della Corona inglese nel 1877, quando la regina Vittoria venne incoronata Imperatrice d'India.

 

 

Sultanganj Buddha 500-700 d.C.

Sultanganj Buddha 500-700 d.C.

 

La più grande figura in bronzo del suo genere. Conservato al Birmingham Museum and Art Gallery

Il bronzo fu rinvenuto nel 1861 nella omonima località dalla Compagnia delle Indie orientali durante i lavori di costruzione della ferrovia. Venne trasportato a Birmingham per volere di un parlamentare inglese.

 

 Padshahanama

 Padshahanama

 

Collezione Reale britannica

Gli annali ufficiali di Shah Jahan, il Re del Mondo, furono completati nel 1628.

Ripercorrono gli avvenimenti accaduti durante i primi 10 anni lunari di regno dell'imperatore moghul. Tra le sue 44 illustrazioni, sono inclusi alcuni dei più raffinati esempi di pittura moghul.

 

 

Saraswati, rilievo in marmo. XI sec. d.C.

Saraswati

 

Conservato al British Museum, Londra

La dea Saraswati circondata da un elemento architettonico nel quale risiedono piccoli tirthankaras jain. Pur trattandosi di un altorilievo, la figura della dea è così profondamente intagliata da risultare tridimensionale.

 

 Buddhapada, I sec a.C.

Buddhapada

 

Conservato al British Museum, Londra

 

Rinvenute presso il Grande Stupa di Amaravati, Andhra Pradesh, le simboliche impronte dei piedi del Buddha sono tra le prime rappresentazioni del Maestro durante l'epoca aniconica dell'arte buddhista.

 

 

E poi, sempre a titolo d'esempio, lo Hamzanama, le avventure illustrate di Amir Hamza, commissionate dall'imperatore Akbar; l'Akbarnama, la biografia ufficiale dell'imperatore Akbar redatte da Abul Fazl; il Prajnaparamita, classico buddhista degli inizi del XII sec; o la Tigre di Tipu, un automa costruito per Tipu Sultan e che rappresenta una tigre che azzanna un soldato europeo... e così via.

 

Liberamente tratto e tradotto da Tehelka

 
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