Phoolan Devi, la regina dei banditi PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Le grandi personalità

Divinizzata dai poveri come reincarnazione della dea Kali, accusata dalla legge di efferati delitti, Phoolan ascese fino ai seggi del Parlamento indiano, per terminare la sua vita a 37 anni assassinata da sicari.

Phoolan nacque in una famiglia di pescatori appartenenti alla casta Mallah, agli ultimi scalini della scala sociale, nei dintorni di Mirzapur nell'Uttar Pradesh, nel 1963. A 11 anni lasciò la casa paterna per un lontanissimo villaggio, dove era destinata ad essere moglie di un uomo anziano, brutale e violento. Prima di compiere i 12 anni, la ragazza era già scappata ma, dopo aver percorso da sola centinaia di chilometri per tornare a casa, trovò là solo rifiuto ed emarginazione a causa della sua ribellione al marito.

Nonostante ciò, Phoolan lottò in seguito per ottenere giustizia per la sua famiglia in un caso di appropriazione indebita che vedeva suo padre perdere ingiustamente la minuscola parcella di terreno di cui era proprietario. L'episodio è oscuro, ma terminò con l'arresto della ragazza, che passò un mese in carcere dove subì violenze di ogni genere. Uscita di prigione fu rapita e violentata per 3 giorni dal capo di una banda di Dacoit, fuorilegge, di casta alta. Perchè anche fra i banditi vigono le regole di casta e così quelli di casta alta proteggono gli interessi dei proprietari terrieri e riscuotono tangenti in collusione con la polizia, mentre quelli di casta bassa offrono protezione ai contadini e ai lavoratori, in un continuo scontro tra bande rivali. 

Fu così che il leader della banda di casta bassa, Vikram Mallah, uccise quello di casta alta che aveva rapito la ragazza, assunse il comando del gruppo e divenne l'amante di Phoolan. La ragazza affiancò attivamente il compagno, autodefinendosi la Regina dei Dacoit. Dopo ogni colpo, rapimenti a scopo di estorsione, saccheggio di villaggi, Phoolan guidava la banda a rendere grazie nel più vicino tempio dedicato alla dea Durga-Kali; poi faceva perdere le sue tracce tra i labirintici calanchi e le grotte della valle del fiume Chambal, da secoli il nascondiglio di predoni e banditi.

Ma durante un agguato, Vikram venne assassinato e Phoolan rapita e condotta nel villaggio di Behmai dove, tanto per cambiare, venne violentata dai mandanti dell'omicidio, ricchi appartenenti alla casta Thakurs, durante 22 giorni. Riuscì nuovamente a fuggire e a riunire la banda che, da quel momento, guidò personalmente. Aveva 16 anni.

Un anno e mezzo dopo, il giorno di S. Valentino del 1981, Phoolan tornò nel villaggio thakur, accompagnata dalla sua banda; 22 uomini del villaggio furono uccisi, ma Phoolan negò sempre di aver partecipato al massacro. L'anno dopo, 24 appartenenti alla sua comunità vennero uccisi per vendetta da una banda di Thakurs.

La sua fama e la sua leggenda crebbero a dismisura tra gli oppressi. Bambole con le sue fattezze e il suo abbigliamento tipico andarono a ruba. I bottini spartiti tra i poveri ammantarono le sue imprese di nobiltà da Robin Hood. La caccia alla Regina dei banditi divenne una priorità nazionale e tre anni dopo Phoolan cedette, negoziando la sua resa alle autorità. Tra ali di folla inneggiante, si consegnò spontaneamente all'allora Primo Ministro del Madhya Pradesh.

A suo carico pendevano 30 accuse, tra rapimenti, saccheggi e omicidi, ma non fu mai processata, rimanendo comunque in carcere per 11 anni, durante i quali venne sottoposta a sterilizzazione forzata. Nel 1994 fu rilasciata su cauzione, grazie all'enorme pressione popolare e si convertì al Buddhismo; l'anno seguente divenne internazionalmente celebre grazie al film sulla sua vita, The bandit queen, la regina dei banditi, appunto, di Shekhar Kapur. Ma Phoolan non apprezzò l'opera, che la dipingeva unicamente come vittima, nè lo sguardo morboso con cui venivano rappresentate le scene di violenza da lei più volte subita. Fece causa contro la produzione e l'autore e la vinse. Nuove accuse di omicidio e di altri delitti la attendevano.
 
Nel 1996 si candidò per il Partito Socialista Samajwadi, dichiarando di voler combattere per i diritti delle donne e degli oppressi, ma i suoi antagonisti insinuarono che si trattava semplicemente di una manovra per ottenere l'immunità parlamentare. La casta dei Thakur, alla quale appartengono moltissimi politici e proprietari terrieri, continuò la sua guerra contro Phoolan, con oltre 70 denunce per delitti vari nei 7 anni che la Regina dei banditi, donna rimasta sempre analfabeta, passò in parlamento. A causa delle continue minacce di morte le venne assegnata una scorta. Ma il Partito BJP, la Destra integralista hindù in quel momento a capo del governo dello Stato dell'Uttar Pradesh, revocò l'ordine di protezione durante le ultime battute della campagna elettorale. 
Un mese dopo, il 25 Luglio 2001, Phoolan Devi veniva assassinata a New Delhi, sui gradini della sua casa. Le ombre di una cospirazione politica sfiorarono anche il marito di Phoolan, a sua volta politico; ma sull'assassinio della Regina dei banditi non è ancora stata fatta chiarezza nè giustizia.

 
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