Ritratti reali PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura

Le rare raffigurazioni artistiche che rappresentano i sovrani del meridione indiano offrono non solo immagini uniche degli antichi re, ma anche la traiettoria compiuta dall'idea di regalità stessa nella storia del paese.

 Narasimhavarman I, o Maamalla, nel Dharmaraja Ratha a Mamallapuram.Nell'India meridionale medievale i sovrani vennero rappresentati molto raramente: sebbene commissionassero numerosissimi templi, difficilmente all'interno di questi vennero inserite sculture e raffigurazioni che ricordassero ai posteri il committente e la sua corte.

Tuttavia ci furono sin dal principio delle eccezioni: nel complesso archeologico di Mamallapuram, Tamil Nadu, si trovano tre di queste prime e rare rappresentazioni scultoree. Due sono all'interno del tempio rupestre Adivaraha, ricavato dal lato occidentale di uno sperone roccioso per volere del re Narasimhavarman I, o Mahamalla, illustre sovrano appartenente alla dinastia Pallava, in quella che è una delle poche strutture completate del sito. Si tratta di due bassorilievi a grandezza naturale: uno, rappresenta il re Simhavishnu (550-580 d.C.) affiancato da due delle sue regine, e l'altro raffigura suo figlio Mahendravarman ( 580-630 d.C. ) anch'egli accompagnato da due dame. La terza figura, del proprio re Narasimhavarman I (630-668 d.C.) si trova invece nel Dharmaraja Ratha, uno dei cinque templi monolitici del sito; sono qui dunque rappresentate tre generazioni successive di sovrani Pallava, ognuno dei quali chiaramente connotato.

Il bassorilievo di Simhavishnu, rappresentato sulla parete settentrionale della grotta di Adivaraha, è sormontato da una didascalia in Sanscrito e che recita "L'Illustrissimo Simhavishnu Pallava, Supremo Sovrano". Il re siede su di un trono, con una gamba ripiegata e l'altra fermamente appoggiata al suolo. La sua mano destra in Mudra chin - l'indice che tocca il pollice - mentre la sinistra riposa sulla coscia. La figura presente invece sulla parete meridionale della grotta, e che rappresenta il re Mahendravarman, è meno formale: qui il sovrano è raffigurato in piedi, mentre tiene per mano una delle due regine. Anche qui un'iscrizione indica l'identità del personaggio, che sembra voler attirare l'attenzione della regina verso l'adiacente pannello, che rappresenta la dea Durga.

Mahendravarman Pallava, ritratto come Gangadhara, Tiruchirapalli

Nell'angolo sud-occidentale della parete esterna del Dharmaraja Ratha si trova invece il bassorilievo che rappresenta il re Narasimhavarman I, come recita l'iscrizione che lo sovrasta, e nel quale il sovrano in piedi indossa una tiara cilindrica e una collana di perle. Anche altri rilievi sui muri esterni dell'Arjuna Ratha presentano figure regali, ma qui non vengono offerti indizi sulla loro identità.

Il re Vikramaditya II (733-747 d.C.) della dinastia Chalukya, fece installare un suo ritratto scultoreo, accompagnato dalle sue due regine, nel tempio di Pattadakkal, da lui commissionato per celebrare la vittoria ottenuta a Kanchipuram sui Pallava.

Ma i sovrani indiani non erano nuovi nemmeno alla pratica di inserire se stessi nelle immagini che rappresentavano divinità. Mahendravarman, sovrano dei Pallava, compare come Gangadhara in un pannello scolpito in una grotta da lui fatta scavare a mezzo cammino verso la rocca di Tiruchirapalli: un poema scolpito a lato suggerisce che è proprio Mahendravarman Pallava a venir rappresentato come Shiva e i gioielli regali che la figura esibisce confermano questa tesi: probabilmente esistono quindi molti altri sovrani nascosti in altrettante rappresentazioni apparentemente religiose. Lo storico dell'Arte C. Sivaramamurthy ha suggerito che nel gruppo del pannello Chandesa-Anugrahamurthy, nel tempio dedicato a Shiva a Gangaikondacholapuram, nei pressi di Thanjavur, si celi Rajendra Chola stesso, rappresentato come Chandesa seduto ai piedi di Shiva, mentre viene omaggiato dal dio con una corona-ghirlanda, presumibilmente per aver ampliato i confini del proprio regno, dando così una tangibile indicazione del concetto di regalità imperante in quell'epoca in India, quando gli Dei venivano trattati come sovrani e viceversa.

Pannello Chandesa-AnugrahamurthyNon va dimenticato poi che in origine la maggior parte dei templi medievali indiani erano ricoperti al loro interno da affreschi, così come le sculture e gli elementi architettonici, quali gopuram e vimanan, erano sempre vivacemente colorati.

Il trattato sulla pittura risalente al VII secolo, il Dakshina Chithra, è indicativo dell'alto livello raggiunto dall'arte pittorica nell'India meridionale medievale. E' dunque assai probabile che le pitture murali una volta esistenti includessero dei ritratti, e non solo dei sovrani ma anche della corte e dei devoti particolarmente influenti. Non se ne conosce l'identità, ma il mezzobusto di monarca dipinto su di un pilastro nel tempio rupestre jain a Sittannavasal, nei pressi di Pudukottai, appartiene certamente a questa tradizione. Allo stesso modo, negli affreschi del tempio Brhadiswara di Thanjavur figurano il re Rajaraja Chola (985-1014 d.C.) e il suo precettore Karuvur Thevar. Il sovrano è qui raffigurato senza corona ma ornato da un'elaboratissima acconciatura.

RajaRaja Chola e Karuvur Thevar ritratti nel tempio BrhadiswaraLa tradizione è rimasta immutata per secoli, come riscontrabile anche nel tempio Tenupuriswarar, a Patteeswaram, sempre nei pressi di Thanjavur: nei suoi affreschi, risalenti all'epoca Nayak, appare un ritratto di Madalavalli, una devadasi che per molti anni lì aveva cantato in onore di Shiva. E' raffigurata in piedi, con una Vina in mano di fronte al sancta sanctorum del tempio e il suo nome è scritto in lingua tamil. Sfortunatamente, il tempo ha cancellato altrove l'identità dei personaggi raffigurati nei bassorilievi, ove questa era stata semplicemente scritta ma non incisa; nelle nicchie esterne del sancta sanctorum del tempio Nageswaraswami, costruito dai primi Chola a Kumbakonam, si trovano per esempio otto squisite figure regali, tra le quali due regine, ma della cui identità non si sa nulla. 

Durante l'epoca Vijayanagara l'edificazione di templi divenne febbrile; nuovi santuari vennero costruiti su tutto il territorio dominato e a quelli già esistenti vennero aggiunte mandapa. In tutte queste strutture venne inserito un certo numero di sculture, specialmente come proiezioni cesellate di pilastro, e che rappresentavano i commitenti, le famiglie reali e i donatori principali. La dinastia Nayak, che dominò l'area in seguito, mantenne questa tradizione.

Mahendravarman con le 2 mogli, Mamallapuram

Nel tempio di Meenakshi a Madurai, da un pilastro dell'ala meridionale di Thirukalyanamedai appare un mezzobusto di Vijayaranga Chokkanatha Nayak, a cui si deve la costruzione della Mandapa nel 1730. Nel museo del tempio Brhadiswara di Thanjavur sono conservate statue che rappresentano i mistici poeti shivaiti noti anche come Nayanars: Gnanasambandar, Appar, Sundarar e sua moglie Paravai Nachiar; in quello del tempio Venkateswara, di Tirumala-Tirupati, ce n'è una bronzea del re Krishnadevaraya e della sua regina.

Ma le statue raffiguranti i sovrani e le figure di spicco delle loro corti venivano ormai create con sempre meno dettagli, a torso nudo e con ornamenti assai ridotti: una volta svincolata la figura regnante dalla sacralità infusagli durante il medioevo, anche la sua rappresentazione artistica potè piano piano sottrarsi alle rigide regole dell'iconografia sacra che ne aveva codificato l'immagine, ritraendola dunque in pose assai più rilassate e naturali di quelle invece permanentemente destinate alle divinità. Tuttavia, poiché non si conosce che un'unica rappresentazione artistica di ognuno di quegli antichi re, è impossibile determinare se le fattezze, gli ornamenti e le caratteristiche attribuite loro siano state frutto di pura convenzione o di reale intento descrittivo.  

 

Liberamente tratto e tradotto da FrontLine

 

 

 
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