A Delhi, un giardino per signore PDF Stampa E-mail
Gli Stati, le citta' e le mete - Le grandi metropoli
Sabato 16 Giugno 2012 10:17

L'Aga Khan Trust for Culture è una ONG che, tra le molte attività a favore delle comunità e del patrimonio artistico islamico nel mondo, da 5 anni si occupa anche di riqualificare il popoloso e antico quartiere Nizamuddin, a Old Delhi Sud, alla cui popolazione ha fornito ora il Purdah Bagh, un Giardino per Signore.

Pardah BaghL'idea di un parco per signore non è certo nuova nel mondo islamico: ma il Purdah Bagh di Nizamuddin sembra essere per ora il primo della capitale indiana ad essere non solo ben tenuto e attrezzato, ma anche -  anzi, soprattutto - a non essere effettivamente frequentato da uomini, grazie all'attenta e costante vigilanza di Mumtaz Begum, la sua attuale guardiana.

Forse a noi occidentali può apparire singolare, se non addirittura un vero e proprio attentato ai diritti umani, il fatto di confinare nel 2012 le donne e i loro bambini in un giardino protetto: segregati, diremmo noi. Ma le donne della comunità islamica del quartiere, disordinatamente cresciuto nei secoli arricciandosi a dismisura lungo mille vicoli medievali attorno al dargah -  santuario-mausoleo - del mistico sufi Nizamuddin Aulia, sono particolarmente tradizionaliste e non si mescolerebbero mai, nemmeno occasionalmente, con uomini estranei, come invece fanno senza remore le donne musulmane cresciute in altre zone della città e del Paese.

"Se si vuole rendere davvero un servizio alla comunità, bisogna compiere con quello che quella comunità desidera" commenta Farida Khannum, ordinaria di Storia Islamica all'Istituto per gli Studi Islamici Dr. Zakir Husain. " L'idea, la percezione di Privacy o di Spazio Vitale che si sviluppa qui, é differente: se non fosse garantita l'assenza di uomini, il parco non sarebbe certo così frequentato e non si vedrebbero tutti questi sorrisi sereni ". All'interno delle alte mura che circondano il Purdah Bagh le donne di Nizamuddin si possono invece liberare tranquillamente di burqa e hijab e fare persino ginnastica nell'area appositamente attrezzata, chiacchierare con le amiche, leggere o passeggiare - un occhio ai bambini che nel frattempo si disputano le altalene e gli scivoli - mentre il vento scorre loro nei capelli e sul volto, all'aria aperta, lontane dai miasmi dei vicoli e dalle anguste stanze familiari sempre troppo affollate. Il parco, che è stato ricavato da uno sterrato in precedenza alla mercè di immondizie, parcheggi selvaggi e accampamenti vari, è grande quanto un campo da calcio ed è oggi una risorsa diventata irrinunciabile per moltissime delle sue frequentatrici. "La vita mi sembrava un inferno, quando nella nostra casetta arrivavano orde di parenti - dice una di loro - Ora invece ho un luogo dove fuggire da tutte le mie frustrazioni e preoccupazioni: vengo qua quando voglio e mi dimentico del mondo".

Un luogo che può diventare una meta utile e piacevole anche per le viaggiatrici occidentali sole in città, se desiderose di fare una sosta senza timore di diventare immediatamente un bersaglio fisso per le attenzioni dei tenacissimi pappagalli e/o procacciatori locali come altrove...

 

 

 

 
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