Rushdie e la recensione fatale PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Letture consigliate
Sabato 22 Settembre 2012 11:55

Nel suo ultimo libro, Salman Rushdie ricorda come una recensione uscita in India de I Versi Satanici avesse scatenato lo sdegno del mondo islamico che portò poi all'emissione della Fatwa nei suoi confronti. Madhu Jain, che firmò allora per India Today quella recensione, racconta oggi come andarono i fatti.

jainrushdieSalman Rushdie era un mio buon amico, oltre ad essere uno scrittore che avevo sempre ammirato. La Fatwa emessa contro di lui dall'Ayatollah Khomeini il giorno di San Valentino del 1989, che lo costrinse poi a nascondersi e ad assumere lo pseudonimo di Joseph Anton, ha inferto un colpo mortale anche alla nostra amicizia. Salman è infatti convinto che la rivista India Today ed io - ma naturalmente lui considera responsabile principalmente me - provocammo la scintilla che fece divampare il fuoco, come ha scritto nel suo ultimo libro.

Tutto cominciò con la mia recensione di Versi Satanici, pubblicata il 15 Settembre del 1988 su India Today (e che fu, con ogni probabilità, la prima recensione al mondo del romanzo ad essere pubblicata). Ne avevo letto una prova di stampa che lo stesso Salman mi aveva dato a Londra. Ero passata dalla casa dove viveva allora con la sua seconda moglie, la scrittrice Marianne Wiggins, solo per salutare; io e mio marito eravamo stati anche al loro matrimonio, all'inizio di quell'anno. Proprio mentre me ne stavo andando, dal vialetto davanti alla loro casa era scesa una carriola motorizzata carica di bozze di stampa dell'opera. Salman ne aveva preso una, ci aveva scritto sopra una dedica molto affettuosa e me l'aveva data accompagnandola col più caloroso dei sorrisi.

Quando rientrai a Delhi, il direttore di India Today mi chiese di scriverne una recensione, ma poichè la promozione del libro non era ancora incominciata, telefonai a Salman per chiedergli il permesso di pubblicarla in anteprima e lui acconsentì. Dopo aver finito di leggere il romanzo gli telefonai di nuovo per fargli una breve intervista da allegare alla mia recensione. Preoccupata dalla reazione che i fondamentalisti islamici avrebbero potuto avere rispetto ad alcuni passaggi del libro, volevo che Salman chiarisse di essere contrario a tutti i tipi di fondamentalismo e non solo a quello presente nell'Islam. I Versi Satanici parla di così tante altre cose... Gli avevo anche ricordato la serata trascorsa a discutere del manoscritto con lui e sua moglie solo qualche mese prima e durante la quale io e mio marito l'avevamo avvisato del fatto che, secondo noi, la più grande minaccia verso la sua persona poteva venire proprio dal subcontinente indiano. In quel momento Salman stava pianificando la promozione del libro in USA ed era invece un po' agitato rispetto alla reazione che l'opera avrebbe potuto suscitare là tra i Black Muslims. Pensai, col senno di poi piuttosto ingenuamente, che i passaggi che seguono, tratti dall'intervista che gli feci allora, avrebbero potuto mitigare eventuali reazioni estreme:

"Per la verità la religione e i suoi fanatismi sono una delle mie principali tematiche. Ho parlato della religione islamica perchè è quella che conosco meglio. Ma le idee religiose, la natura dell'esperienza religiosa e le implicazioni politiche dell'estremismo religioso sono applicabili, con poche varianti, a qualunque altra fede." E poi aggiunse: "All'inizio e alla fine del romanzo compaiono molti altri tipi di fondamentalismo".

Sfortunatamente, il responsabile di quel tempo delle pagine culturali della rivista pensò bene di aggiungere alla recensione anche alcuni brani dell'opera, scelti tra quelli maggiormente infiammabili, come i passaggi a proposito delle mogli del Profeta. Poco tempo dopo, il burocrate, l'ex-diplomatico divenuto politico Syed Shahabuddin lesse quegli estratti - mai il libro intero, come da lui stesso ammesso - e chiese che l'opera venisse messa al bando nel Paese. La voce corse e in India e Pakistan ci furono disordini, a Karachi ci furono dei morti. Si dice che Khomeini abbia emesso la Fatwa dopo aver visto in televisione quelle manifestazioni contro il romanzo.

La mattina che Salman mi diede la bozza de I Versi Satanici fu l'ultima volta che ci incontrammo: convinto che il suo romanzo fosse stato bandito in India a causa della mia recensione, da allora rifiutò sempre di rivedermi.

Beh, per la verità ci sarebbe da aggiungere a questa vicenda anche un Post Scriptum, se possibile ancora più triste: qualche anno fa, quando Salman venne a Delhi per quello che si chiamava allora il Commonwealth Writers Prize, mi avvicinai per spiegargli finalmente cosa era successo. Lui mi ascoltò e poi si rigirò dandomi le spalle, riprendendo a parlare con suo figlio Zafar. Non senza prima aver detto "Non voglio serbare nemmeno un ricordo di questa conversazione".

Parole crudeli, prosa squisita.

Liberamente tratto e tradotto da OpenMagazine

 

Di fatwa ed altre storie, da Rushdie a Mr Khan

di Raimondo Bultrini, 20.9.12

Gossip Globale, l'altra Fatwa

 

di Alessandro Piperno, 3.10.12

 

 
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