Le tombe megalitiche di Hirebenakal PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura

L'India meridionale presenta oltre 2000 siti risalenti alla cultura megalitica, diversi dei quali si trovano in Karnataka e tra i quali spicca per numero di edificazioni e continuità abitativa il sito di Hirebenakal.

 

Hirebenakal, Karnataka, cultura megaliticaTra le colline Elu Guddagalu del Karnataka centro-orientale, su di un'altura chiamata Moryar Gudda, a una cinquantina di Km dalle grandiose rovine di Hampi, nei pressi della riva sinistra del fiume Tungabhadra si nasconde il sito megalitico di Hirebenakal, che rappresenta nel Paese una delle più vaste necropoli risalenti all'epoca della transizione compiuta dall'uomo dall'Età Neolitica a quella del Ferro.

Le strutture megalitiche, la più celebre tra le quali è certamente Stonehenge nel Regno Unito, sono state rinvenute in tutto il mondo e si fanno risalire prevalentemente al periodo che dal Mesolitico si estende a tutto il Neolitico. I siti indiani, costituiti principalmente da necropoli, mostrano invece una continuità abitativa e/o di impiego che generalmente si prolunga anche all'Età del Ferro. Non fa eccezione il sito di Hirebenakal, le cui prime notizie apparvero sul Journal of the Royal Asiatic Society nel 1835 a firma di Philip Meadows Taylor, esperto britannico della materia allora al servizio del Nizam di Hyderabad che regnava sulla zona, ma perchè venisse intrapreso un primo studio sistematico del sito bisognerà attendere più di un secolo e l'opera di Sir Mortimer Taylor, direttore dell'ASI tra il 1944 e il 1948, il cui nome è indissolubilmente legato anche agli scavi relativi alla Civiltà della Valle dell'Indo, e poi gli studi di A. Sundara, che pubblicò i risultati dei suoi scavi nel 1975.

Nel suo The Early Chamber Tombs of South India: A Study of the Iron Age Megalithic Monuments of North Karnataka, Sundara aveva catalogato a Hirebenakal circa 300 camere funerarie meagalitiche di diversa forma, le cui dimensioni variano da quelle della distesa di piccoli Dolmen - 50/100 cm d'altezza -  che per primi accolgono i rarissimi visitatori del luogo, a quelli di maggiori dimensioni, alti fino a 3 m, immersi nella fitta giungla o disposti attorno ad una balsa per la raccolta dell'acqua. 

Secondo i più recenti studi compiuti sull'area da A.Bauer, della facoltà di Antropologia dell'Università dell'Illinois, il complesso presenterebbe nel suo insieme più di 1000 diverse tipologie di monumenti commemorativi disposti su di un'area di circa 20 ettari, primariamente costituiti da Dolmen sostenuti da rocce o lastroni, mentre altri presentano forme circolari, rettangolari, menhir, recinti circolari di pietre e particolari sepolcri dalla forma antropomorfa. Tra le molte varianti descritte da Bauer, che indicherebbero una società con ogni probabilità già divisa in classi, all'occhio profano risaltano particolarmente i Dolmen sostenuti da lastre di pietra, in alcuni dei quali sono stati praticati fori perfettamente circolari e le cui lastre di sostegno sono state disposte in maniera talmente accurata da combaciare senza bisogno di alcun genere di malta.

Unico anche il timpano in pietra sostenuto da un masso alto 10 m: quando percosso, produce un suono che può essere udito distintamente in un raggio di oltre un Km. Cocci di ceramica rossa e nera pavimentano il sito, così come i frammenti delle numerosissime urne che dovevano contenere i resti dei defunti e che sono state però saccheggiate nei secoli dai tombaroli a caccia di tesori, uno dei più gravi problemi che affliggono ancora oggi questo sito negletto dalle autorità competenti, dove i pastori portano le greggi a pascolare e i Dolmen collassano uno dopo l'altro.

Secondo Bauer, il sito sarebbe stato abitato in permanenza durante tutto il I millennio a.C. offrendo dunque anche numerose testimonianze risalenti all'Età del Ferro, tra le quali la comprovata coltivazione dei terreni nelle vicinanze. La localizzazione di alcune tra le sepolture più importanti nei pressi di una balsa per la raccolta dell'acqua, situata al centro del sito sul crinale della collina, testimonierebbe anche la volontà di riservare a personalità di spicco un luogo di grande importanza per la sopravvivenza di uomini e animali d'allevamento nel contesto semi-arido della regione, garantendo contemporaneamente al luogo la loro influenza positiva.

Nell'area si sono riscontrate inoltre varie caverne adibite ad abitazione e/o a luogo di culto, alcune delle quali presentano pitture rupestri in ocra rossa, confermando l'ipotesi che indicherebbe la città dei vivi sostanzialmente coincidente con quella dei morti, per luoghi, tempi e caratteristiche costruttive. 

Se da una parte la divisione locale dell'ASI, che aveva già dichiarato Hirebenkal sito protetto nel 1955, ha richiesto all'Unesco il riconoscimento dello status di Patrimonio dell'Umanità per il sito, dall'altra non ha ancora provveduto nemmeno a segnalare agli eventuali visitatori la sua esistenza, se non con un cartellone alla base della collina, all'imbocco dei circa 2 km di arduo sentiero da capre che bisogna percorrere per raggiungerlo, ma nulla indica attualmente la sua esistenza lungo la vicina Raichur-Koppal State Highway.

In sostanza, si raggiunge Hirebenkal solo se lo si conosce già e se poi una volta in loco qualche abitante del villaggio che da nome al sito avrà voglia di farvi da guida a cambio di un congruo compenso.

 
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