Amrita Sher Gil e l'Arte moderna indiana PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura

Amrita Sher-Gil fu figura chiave della pittura moderna indiana, ponte essenziale tra Oriente e Occidente negli Anni 30 del Novecento, progettato prima dalle circostanze straordinarie proprie dell'epoca, ma poi costruito con l'allure e il talento immortali strettamente caratteristici dell'artista, il cui centenario della nascita si è celebrato nel 2013.

Amrita SherGilBisogna per forza risalire nel tempo, più di quanto anche la più scarna biografia di Amrita SherGil richiederebbe già di per sè, per poter illustrare come una personalità originale quanto la sua si sia potuta manifestare nell'India pre-Indipendenza; perchè l'incrocio di destini, di culture e di storia che si coagularono nella sua persona, nata a Budapest nel 1913 e morta a Lahore nel 1941, fu contemporaneamente straordinario ed emblematico di un'epoca, determinando profondamente e attraverso i fattori più disparati la breve vita e le opere di una delle principali figure dell'arte moderna indiana e del mondo della cultura internazionale, sfortunatamente in Europa oggi sconosciuta ai più.

Nella Londra dei primi del Novecento, accadde infatti che due donne, apparentemente assai distanti per nazionalità, lingua, età, condizione sociale e tradizioni, senza conoscersi previamente si accordassero per condividere il lungo e periglioso viaggio che portava allora fino in India, unite solo da un contratto, dal condiviso amore per la cultura, dalle Buone Maniere e dallo spirito d'avventura.
La prima, la principessa Bamba Sophia Jindan Daleep Singh, era la matura ed eccentrica figlia nubile di Daleep Singh, ultimo maharaja del Punjab, vasta e ricchissima regione la cui annessione da parte britannica, a seguito della Seconda Guerra Anglo-Sikh, aveva causato nel 1854 la deposizione e poi l'esilio forzoso in Inghilterra del sovrano allora ancora adolescente, e della sua prima moglie, Bamba Müller, ufficialmente di nazionalità egiziana. Era questa nata dalla relazione extraconiugale di un uomo d'affari tedesco con la sua serva e concubina abissina, che ne allietava le lunghe permanenze lavorative al Cairo lontano dalla famiglia, cresciuta poi per volere del padre presso istituzioni cristiane del luogo, dove nel 1860 la incontrò il Maharaja, già deposto e da tempo convertito al Cristianesimo, durante una tappa di un suo viaggio di rientro dalla patria natìa verso l'Inghilterra, e che pur parlando sempre e solo Arabo sposò e seguì fino a Londra, ove gli diede 6 figli, dei quali Bamba Sophia fu la secondogenita, e dove morì poi a soli 38 anni.

L'altra donna, Marie Antoinette Gottesmann, era invece una giovane aspirante cantante lirica franco-ungherese di origini ebraiche, il cui padre, alto funzionario dell'Impero austro-ungarico e fratello di Ervin Gottesmann Baktay, che in seguito diventerà un noto linguista e indianista, aveva sposato una cittadina francese appassionata d'Arte e musica, con la quale viveva nella splendida e allora culturalmente vivacissima Budapest. Grazie alla posizione governativa e alle numerose connessioni estere familiari, l'agiata coppia partiva frequentemente per lunghi viaggi in compagnia delle due figlie, secondo l'uso dei Signori del Grand Tour di un'epoca che si chiuse solo con la Grande Guerra. Fu dunque durante un soggiorno a Londra della famiglia Gottesmann che a Marie Antoinette capitò di leggere casualmente un annuncio su di un giornale, ove si richiedeva una dama di compagnia versata nelle lingue, nell'arte e nella musica allo scopo di affiancare nel lungo viaggio una nobildonna di altissimo rango in partenza per l'India, patria dei suoi avi: la principessa Bamba Sophia.

Marie Antoinette 1931

Non è dato sapere come fu che la famiglia Gottesmann accordasse alla bella figlia dai capelli di rame il permesso di avventurarsi sola in un simile viaggio, ma è probabile che il rango della nobildonna in questione, nipote del celebre Maharaja Ranjit Singh e figlia di Daleep, l'erede al trono che insieme al regno del Punjab aveva consegnato alla corona britannica anche il leggendario diamante Koh i Noor, oltre alle favolose ricchezze dei molti sovrani indiani spesso a passeggio per l'Europa in quegli anni accompagnati dalle loro maharani europee, fungesse da discreto incentivo per una ragazza in età da marito. Fatto sta che le due donne partirono insieme alla volta dell'India nel 1911, in un viaggio che risulterà effettivamente fatidico per entrambe: la principessa infatti conoscerà e poi nel 1915 sposerà a Lahore, già quarantaseienne, il Dr David Walters Sutherland, mentre Marie Antoinette incontrerà a una soirèe nella città oggi pakistana una vecchia conoscenza della nobildonna e un habitué dei salotti londinesi, l'enigmatico e affascinante nobiluomo sikh Sardar Umrao Singh Sher-Gil di Majitha, classe 1870, che la sposerà subito dopo in seconde nozze, al principio del 1912.

E' in questo contesto e per dare alla luce la loro prima figlia che Marie Antoinette e Umrao Singh Sher-Gil rientrarono a Budapest su insistenza della donna, dove il 30 Gennaio 1913 nasce Amrita, seguita già l'anno seguente dalla sorella Indira: lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e poi la terribile pandemia influenzale rimasta tristemente celebre come Spagnola costrinsero però in seguito la famiglia a permanere a Budapest fino al 1920, quando, rientrati finalmente in India, gli Sher-Gil si stabilirono a Shimla, dove Amrita comincerà a manifestare il suo irrefrenabile talento pittorico a dispetto degli sforzi della madre, che originariamente intendeva indirizzare l'educazione delle due bambine piuttosto al campo della musica, a lei più congeniale. E' probabile che la primogenita, che pur apprese dalla madre a suonare egregiamente piano e violino, fosse stata infatti fortemente influenzata sin dalla più tenera infanzia dalle attività del padre, pioniere del ritratto fotografico ed eccentrica personalità.

Umrao Sher-Gil - Autoritratto

Erede di un'aristocratica famiglia sikh dotata di enormi possedimenti terrieri, Umrao Singh Sher-Gil di Majitha era però da tempo e con ragione sospettato di aver cospirato contro i britannici durante la Grande Guerra, essendosi affiliato alla fazione indo-germanica guidata allora dal Raja Mahendra Pratap Singh, che aspirava ad attaccare e sconfiggere la Gran Bretagna in India via Kabul, secondo uno schema che doveva ripetersi ancora invano durante la Seconda Guerra mondiale, nelle intenzioni di Subhas Chandra Bose e ad opera delle Potenze dell'Asse. Riconosciuto colpevole ma amnistiato dagli Inglesi grazie ai buoni uffici del fratello minore, Sir Sundar Singh Majithia, segretario onorario presso il raj britannico per la comunità Sikh, Umrao Singh Sher-Gil vide però quasi tutti i suoi possedimenti confiscati, potendo offrire in seguito alla famiglia una vita lussuosamente agiata ma certamente non all'altezza delle leggendarie ricchezze di cui tanto si favoleggiava in Europa. Abbandonata ogni velleità politica, si dedicò allora completamente alle sue originarie passioni intellettuali, circondato da antichi manoscritti sanscriti e persiani, manuali e strumenti di astronomia e soprattutto da apparecchi fotografici, coi quali amava autoritrarsi nel tempo e in varie fogge.


Forse ormai annoiata e delusa dalla vita coniugale, ma ancora animata dal lodevole intento di coltivare il talento artistico di Amrita, del resto ormai già evidente a tutta la comunità intellettuale locale, Marie Antoinette, che dominava perfettamente anche la nostra lingua, prese allora a frequentare uno scultore italiano residente a Shimla in quei tempi, tale Giulio Cesare Pasquinelli, diventandone rapidamente l'amante, col risultato che, quando questi nel 1924 decise di tornare dalla moglie e dai figli che lo attendevano a Firenze, la donna e Amrita lo seguirono a breve col beneplacito del marito e padre Umrao. Non si sa cosa accadde poi dell'affaire tra M. Antoinette e l'artista fiorentino, ma quel che è certo è che Amrita nell'occasione frequentò un collegio religioso locale, scontrandosi da una parte con la rigida educazione impostale dall'istituzione cattolica, e dall'altra facendosi investire dall'arte rinascimentale italiana. Una volta rientrate in India, la sua vocazione divenne un affare di famiglia a tutti gli effetti, spingendo gli SherGill a trasferirsi in blocco a Parigi al fine di facilitare la sua educazione artistica.

Dotata di grande fascino personale, coadiuvato ulteriormente dall'allora ancora potente ondata orientalista europea, oltre che dal suo apparentemente insaziabile appetito sessuale, la vita di Amrita SherGil si svolse da quel momento al ritmo serrato del rutilante ambiente artistico bohémien della capitale francese, dove frequentò con estremo successo l'École des Beaux-Arts a fianco di quanti, tra artisti, poeti e intellettuali che domineranno la scena internazionale dell'epoca e le seguenti, vi facevano allora capo. Amrita a Parigi collezionò riconoscimenti, ammiratori, amanti di ambo i sessi e aborti, quest'ultimi procurati all'occorrenza da un cugino, suo eterno confidente sin dall'infanzia e all'epoca studente in medicina, Victor Egan, che poi Amrita sposerà sfidando l'opposizione familiare nel 1938. Protagonista della Ville Lumière, la più giovane e l'unica donna asiatica ad essere mai stata accettata come membro del Grand Salon di Parigi, nel 1933, e tuttavia già sazia di quanto aveva appreso dai maestri europei e vissuto a Parigi, Amrita cominciò a desiderare fortemente di rientrare in India, il cui richiamo percepiva ormai ossessivamente e che infine accolse nel 1934.

village scene-1938, Amrita SherGil

Ed è allora, una volta rientrata a Lahore, dove la sua famiglia sempre in movimento l'aveva già preceduta, che Amrita darà il meglio di sé, ripercorrendo e rivisitando il Paese e le tradizioni locali, dagli affreschi di Ajanta fino alle miniature Moghul, osservate e analizzate ora alla luce delle tecniche e delle innovative visioni estetiche acquisite in Occidente, dando vita ad un'opera arrichita dalla consapevolezza del rassegnato dramma vissuto dalle masse indiane, particolarmente quelle femminili rurali, e scevra per nascita da ogni orpello orientalistico, rivoluzionando così dalla radice le scuole pittoriche indiane dell'epoca, ancora largamente manieristiche, quando non fragili e superficiali suddite di quelle occidentali, e influenzando allora e per i decenni a venire l'intero panorama intellettuale e artistico indiano. E fece tutto ciò in un lampo che durò un'eternità: ferita a morte, forse da un ennesimo aborto casalingo, forse da una peritonite fulminante, si spegnerà tra le braccia del marito-cugino Victor alla vigilia della sua prima, decisiva mostra organizzata a Lahore, il 5 Dicembre 1941. Aveva solo 28 anni.

Sua madre morirà suicida qualche anno dopo, suo padre verrà trovato cadavere a Delhi alla fine degli Anni 50, dove apparentemente viveva da tempo vagando senza fissa dimora in compagnia di tutti i suoi beni residui: una borsa colma di dotti testi sanscriti e persiani e molte, molte stampe fotografiche. 

L'opera di Amrita Sher-Gil, in gran parte custodita oggi alla Galleria d'Arte Moderna di New Delhi, è stata dichiarata Tesoro Nazionale dal Governo indiano, cioè inalienabile al di fuori del Paese; il suo olio del 1938, Scene da un Villaggio, venne battuto all'asta nel 2006 per la cifra record di 69 milioni di Rupie, all'epoca la quotazione più alta mai raggiunta in India da un'opera d'arte.

 

 
Guida India feed

Cerca su GuidaIndia

Mappa interattiva

Free template 'Colorfall' by [ Anch ] Gorsk.net Studio. Please, don't remove this hidden copyleft!