Madre Teresa non abiterà più qui PDF Stampa E-mail
Gli Stati, le citta' e le mete - Le grandi metropoli
Giovedì 08 Maggio 2014 07:16

Viaggio a Kolkata, oltre i miti letterari e la controversa eredità della missionaria: addio alla «notte spaventosa» di Kipling e all’idea che per i poveri «non ci sia nulla da fare»

di Danilo Taino

Di fronte a un piatto di chicken afghani da 55 rupie — una settantina di centesimi di euro — e a una tazza di caffè bollente da 15, Sabir Mitra dice che suo padre non gli ha mai parlato di Madre Teresa. «Nemmeno mio nonno, che di Calcutta mi ha detto tutto — afferma con sicurezza —. Penso che Madre Teresa sia un’invenzione dell’Occidente». Siamo nella Indian Coffee House di College Street. Sabir, 20 anni, è seduto a un tavolo con tre amici, due maschi e una ragazza: studiano a pochi passi da questo glorioso caffè, alla Presidency University di Kolkata (il nome di Calcutta dal 2001). E discutono: come si fa da decenni nella città più colta dell’India.

Fuori, la strada è un chilometro e mezzo di librerie, tomi vecchi e nuovi, negozi e bancarelle sui due lati: Boi Para, in lingua bengali «Colonia di Libri». Dentro, la Coffee House è un cubo altissimo: i ventilatori a pale pendono dal soffitto; i tavoli sono quasi sempre occupati; i camerieri in bianco servono caffè. Sul lato giallo opposto ai finestroni, un ritratto a figura intera di Rabindranath Tagore, il grande poeta e intellettuale indiano, primo premio Nobel d’Asia: nel 1905, da Boi Para guidò la manifestazione antibritannica contro la divisione in due del Bengala.

Negli anni, ai tavoli del caffè-ristorante si sono seduti scrittori, poeti, economisti, politici indiani e stranieri. I registi Satyajit Ray, Mrinal Sen e Aparna Sen vi hanno discusso di cinema; i cantanti da colonna sonora Manna Dey e Kishore Kumar da qui traevano ispirazione; l’attore Shashi Kapoor ne era un habitué e ancora appare di tanto in tanto; lo scrittore Vikram Seth prende appunti davanti a un’omelette; l’economista e filosofo Amartya Sen ci va ogni volta che torna in città; il poeta Malay Roy Choudhury vi ha fondato il Movimento della Hungry Generation negli Anni Sessanta: qui, nella Indian Coffee House di College Street, cooperativa dei lavoratori, grandi nomi, cittadini semplici, studenti, tutti hanno partecipato e partecipano alle adda, le discussioni su qualsiasi argomento delle quali i bengalesi vanno fieri. Cultura e lunghi menù di politica. E qui hanno messo in discussione i loro pareri molti degli occidentali che si sono confrontati con Calcutta: Dominique Lapierre, Günter Grass, Louis Malle.

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