Erotismo, tra sacro e profano PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura

I templi di Khajuraho sono noti soprattutto per la profusione di scene erotiche che li ornano come, seppur in quantità minore, molti altri monumenti dell'epoca.

di Marilia Albanese

 

Le Surasundari, ninfe bellissime colte in atteggiamento indolente, evocano voluttà con la morbida curvatura delle membra e i loro corpi pieni, dai seni pesanti e le anche tonde. Il significato profondo del loro essere è tutt'ora celato dietro i volti immoti ed estatici. E se già intriga la presenza delle divine fanciulle, ancor più sconcertano i complicati Mithuna, le rappresentazioni di unioni sessuali, che spesso coinvolgono più personaggi, incluso animali. Fra i tanti tentativi di spiegazione che sono stati fatti per giustificare l'erotismo spinto che talvolta sconfina in oscenità, il meno convincente è quello che vede nei Mithuna un'allegoria del rapporto tra le anime e il dio. Anche il ricorso al Kamasutra, il trattato di arte amatoria redatto da Vatsyayana fra il III e il IV sec.d.C. non sembra esplicativo: infatti in esso non sono descritte le unioni orgiastiche nè quelle con animali, e i pochissimi accenni ad esse sono in termini di riprovazione.

L'influsso dovuto al Tantrismo - una corrente di pensiero che vede nell'Eros il più potente impulso primordiale e lo utilizza quale mezzo ascetico, includendo nel rituale come elemento cardine proprio il Mithuna - non sembra a sua volta sufficiente per spiegare le scelte iconografiche di Khajuraho, dove pare fosse preminente la setta tantrica dei Kapalika. Uno dei tratti caratteristici del Tantrismo, infatti, è la segretezza, tanto che i testi sono redatti in un linguaggio volutamente ambiguo e i riti sono noti solo agli iniziati. L'aperta descrizione iconografica delle pratiche sessuali sembrerebbe in contrasto con queste posizioni, a meno che non sia valida la teoria di chi sostiene che le scene crudamente erotiche nascondano un significato sottile percepibile esclusivamente agli adepti. 
Appare contorta anche l'ipotesi che le scene forti di Khajuraho ridicolizzino le pratiche di correnti tantriche diverse da quella dei costruttori dei templi. La tradizione popolare vede nelle rappresentazioni dei Mithuna una sorta di scongiuro contro il malocchio e i fulmini, oppure un mezzo per provare la spiritualità dei devoti che dovrebbero rimanere impassibili di fronte alle manifestazioni carnali.

Tra le spiegazioni proposte una delle più credibili appare quella di D. Desai, che scorge nell'erotismo e nell'oscenità di Khajuraho un antico retaggio magico-sciamanico, nell'ambito del quale i riti sessuali favorivano la fertilità, scongiurando al contempo le forze negative e il male. L'aspetto positivo e protettivo dell'oscenità emerge nelle feste carnascialesche della fine dell'inverno e dell'inizio della primavera: Holi, celebrata in tutta l'India dai secoli più antichi fino a oggi, include proprio queste caratteristiche.
Del resto il motivo del Mithuna, la coppia amorosa non comunque colta nel momento dell'unione, è antichissimo e compare sulle prime costruzioni buddhiste. E' comunque con il X° sec. che il motivo del Mithuna, l'unione sessuale esplicita e non più allegorica, viene ampiamente usato nella decorazione di edifici sacri, vuoi per influsso del Tantrismo, vuoi soprattutto in seguito alla trasformazione del tempio in vera e propria corte. E come i Raja vivevano circondati da cortigiane e dediti a ogni piacere, così il dio nel tempio era accudito dalle Devadasi, le ancelle della divinità, danzatrici esperte nelle arti erotiche.

Il cerimoniale di corte e quello del tempio includevano entrambi pratiche sessuali, ove l'unione rituale del sovrano o del sacerdote con le Devadasi era volta a favorire la fertilità del regno e la grazia degli dei.

E' indubbio che vi furono degenerazioni, soprattutto laddove il Tantrismo venne assunto dai nobili e dai sovrani non come cammino di elevazione spirituale, ma come mezzo di piacere e soprattutto - visti i rapporti con l'alchimia e la magia - quale strumento per ottenere forza e salute, quando non addirittura longevità o immortalità. 

Comunque sia, il motivo erotico principale rappresentato a Khajuraho è quello dell'asceta e della cortigiana o dell'esperta fanciulla iniziata e iniziatrice; in esso si celebra il potere acquisito dall'asceta grazie alla castità e liberato poi attraverso il sesso, ripristinando un equilibrio che l'ascesi estrema aveva rischiato di compromettere. Basti ricordare, a questo proposito, i numerosi miti di asceti resi troppo potenti e arroganti dalle pratiche di castità, ai quali gli dei, timorosi di perdere il predominio, inviano le Surasundari, abili tentatrici che, quasi sempre, riescono nel loro intento.

Dunque la scelta dei motivi erotici ha radici differenti: gli antichi riti orgiastici della fertilità; la funzione magico-protettiva del sesso e dell'oscenità soprattutto laddove le scene di orgia compaiono su quelli che sono i punti più deboli del tempio, per esempio i muri di intersezione fra le varie parti; la celebrazione della potenza ascetica e sessuale; addirittura una sorta di pubblicità per le Devadasi e di attrazione per il tempio; un linguaggio iniziatico e occulto celato dietro le forme grosse della sessualità; la rappresentazione della forza dell'esistenza, soprattutto nei templi dedicati al Sole, dove il rituale erotico era molto importante poichè riproduceva la funzione solare di dispensare la vita.
 

 

di Marilia Albanese, da India del Nord.

 

 
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