L'India, gli Alcolici e le Bevande tradizionali PDF Stampa E-mail
Gli Indiani - Usi e costumi
Giovedì 19 Giugno 2014 13:54

♪♫♪... Sabko maloom hai main sharaabi nahin... ♪♫♪...Phir bhi koi pilaye to main kya karoon... ♪♫♪  (Tutti sanno che non sono un alcolizzato ... ma che ci posso fare se mi servono da bere?)

Celebre Ghazal interpretato da Pankaj Udhas.

Liquori in IndiaCome noto, alcuni Stati indiani ufficialmente sono Dry - il Gujarat, il Mizoram, il Manipur, il Nagaland, le Laccadive, con l'eccezione dell'isola di Bangaram - nei quali cioè la vendita e il consumo di alcolici sono totalmente proibiti; in altri Stati, in cui formalmente gli alcolici sarebbero legali o quantomeno tollerati, si é però ricominciato ad applicare norme desuete ma teoricamente sempre vigenti, come quella che in alcuni Stati impone agli stranieri di ottenere una specifica Licenza di bere, generalmente inclusa nel prezzo del drink richiesto, allo scopo di restringere il libero consumo di alcolici e il dilagare di usanze giudicate contrarie alla tradizione e decenza locale.

Nei territori di lunga dominazione latina, come Goa e Pondicherry, il consumo di alcolici è invece da sempre piuttosto libero, mentre in altri viene regolato oggi in base all'età minima dell'acquirente/consumatore, fissata generalmente ai 21 anni, oppure a seconda del calendario: esistono infatti numerosi giorni Dry osservati in tutta la nazione, come per esempio il Republic Day, il 26 Gennaio, l'Independence Day, il 15 Agosto o il Gandhi Jayanti, l'anniversario della nascita del Mahatma ricordato ogni 2 Ottobre, ai quali poi ogni Stato indiano aggiunge ulteriori ricorrenze civili e religiose locali.

La rigida regolamentazione, unita all'altissima tassazione che generalmente grava sugli alcolici legali, alimenta però anche la vasta produzione clandestina di liquori di ignota origine e composizione, la cui diffusione tra gli strati più marginali della popolazione spesso causa stragi e danni fisici permanenti ai sopravvissuti: secondo uno studio pubblicato nel 2009 da The Lancet, oltre un quinto dell'intera produzione mondiale di alcolici verrebbe infatti consumato in India, ma ben due terzi dei liquori bevuti nel Paese sarebbero di origine clandestina/artigianale.

Se da un lato gli strabordanti numeri della popolazione indiana rischiano come di consueto di alterare la percezione esatta del fenomeno, dall'altro basti pensare che le problematiche relative all'abuso di alcolici figurano da tempo tra i principali motivi di preoccupazione per le autorità socio-sanitare indiane, che attualmente stimano il numero degli alcolizzati cronici attorno al 20% dei circa 68 milioni di bevitori abituali del Paese. Contemporaneamente, però, la tassazione imposta a vario titolo sulla vendita e distribuzione delle bevande alcoliche, due attività spesso gestite direttamente dagli Stati regionali, rappresenta in molti casi un'enorme parte delle entrate fiscali locali - fino al 20% registrato per esempio nel civilissimo Kerala - proporzionate da un mercato che negli ultimi cinque anni è cresciuto esponenzialmente, ponendo quindi di fatto numerose amministrazioni in una posizione simile a quella dell'ubriacone interpretato da Pankaj Udhas nel celebre ghazal: sempre pronto a trovare una giustificazione per il proprio vizio, che ufficialmente condanna, ma del quale non può proprio liberarsi.

Il fatto é che però, ben prima dell'avvento dei soliti Europei e delle loro malsane abitudini occidentali, la cui influenza viene oggi additata come una delle principali cause del fenomeno, come tutte le altre civilità del mondo in realtà anche l'India vantava da millenni una vasta produzione autoctona di bevande fortemente inebrianti e tradizioni legate al loro consumo; spesso di origine tribale e preparazione casalinga, alcune di queste bevande fanno infatti parte sin dalla notte dei tempi di rituali religiosi, sociali e alimentari di molte popolazioni indiane, particolarmente nelle regioni del Nordest.

StoryPick ha recentemente pubblicato un elenco delle più diffuse: eccolo tradotto e corredato da alcune note espilcative.

Handia

Venditrici di HandiaSi tratta di una birra ottenuta dalla fermentazione di riso, corteccia e radici di almeno 6 piante medicinali locali, tradizionalmente prodotta dalle donne appartenenti alle tribù adivasi dei Munda e dei Santhal e molto diffusa negli Stati del Bihar, Jharkhand, Orissa, Madhya Pradesh, Chhattisgarh e West Bengal, ma anche in Nepal e Bangladesh. Servita fredda e bevuta dai tribali quotidianamente come misura dietetica ed energizzante, la bevanda ha anche funzioni rituali, sociali e in parte economiche, giacché viene venduta pronta al consumo o sotto forma liofilizzata: anche la sola mistura triturata di riso e radici necessaria per produrla, chiamata Ranu, viene infatti venduta e sarà poi sufficiente aggiungerla all'acqua di cottura del riso, lasciar fermentare e filtrare il tutto.

Apong e Xaj

Un'altra birra a base di riso e di una mistura di erbe, chiamata E’pob, viene prodotta in diverse varianti dalle donne delle tribù degli Adi e dei Mishing nelle regioni dell'Assam e dell'Arunachal Pradesh, dove viene consumata in abbondanza particolarmente durante la festività di Ali-Aye Ligang, che da un lato segna l'inizio della stagione del raccolto e dall'altro celebra gli antenati ai quali si richiedono benedizione e prosperità. Le circa 50 erbe un tempo impiegate nella sua preparazione oggi si sono ridotte più o meno alla metà, ma il suo consumo continua a segnare ogni celebrazione ed evento sociale, rappresentando per queste tribù un elemento fondamentale della loro cultura. Il Xaj è invece la sua versione prodotta dalle tribù dell'Assam Ahom e Tiwa e generalmente servito in tradizionali ciotole d'ottone.

cazulo-feniFeni

Prodotto e venduto esclusivamente a Goa, il Feni, o Fenny, è un liquore ottenuto dalla distillazione del succo dalla mela caju, il falso frutto dell'anacardo, specie originaria del Brasile e importata in India dai Portoghesi; il Feni viene prodotto anche a partire dalla palma da cocco, ma è il Cashew Feni ad essere considerato davvero unico dagli intenditori e come tale, particolarmente nella sua versione a doppia distillazione, è spesso oggetto di adulterazioni e falsi.

Zutho

Servita spesso accompagnata da peperoncini rossi o germogli di soja - tra i pochi ingredienti digeribili di una dieta indigena che può altrimenti comprendere anche cani, gatti, enormi bruchi o ragnoni pelosi, lo Zutho è la assai alcolica, corposa, fruttata e acidula birra di riso prodotta dalle tribù che danno il nome alla regione del Nagaland.

Kallu

La zuccherosa versione meridionale del diffusissimo Toddy, vino di palma, o Coconut Toddy, quando  derivato dalla palma da cocco, viene chiamata Kallu in Tamil Nadu, Andhra Pradesh e Kerala, o Tadi in Maharashtra.

Chaang

Chhang

La cugina himalayana della nostra birra, tradizionalmente considerata il rimedio principe per infreddature e reumatismi, ovviamente si beve ben calda o al massimo a temperatura ambiente d'estate, dopo essere stata prodotta dal miglio, dall'orzo o dal riso semi-fermentati e che, a seconda delle usanze locali, possono anche completarla in una sorta di versione alcolica del Mate andino.

Bhang / Thandai

Il drink ufficiale della celeberrima festività di Holi, la festa dei colori, il carnevale induista: niente alcol, ma cannabis a profusione, qui, frullata con latte, burro chiarificato, zucchero, frutta secca e spezie a piacere. 

Zawlaidi

Grazie alle particolari condizioni climatiche della regione di Champhai, il Mizoram ultimamente ospita fiorentissimi vigneti dai quali si ottiene lo Zawlaidi, vino cugino del nostro popolare Lambrusco; il vitigno di origine nordamericana della varietà Bangalore Blue con cui viene prodotto, come si evince dal nome un tempo sembrava poter attecchire in India esclusivamente nella zona dell'omonima capitale del Karnataka; ma gli ottimi risultati ottenuti nello Stato nordorientale con la produzione dello Zawlaidi, in lingua locale Pozione d'Amore, hanno portato il legislatore ad emendare nel 2007 la legge che precedentemente vietava la produzione, vendita e diffusione di qualsiasi bevanda alcolica nello Stato.

 

 

Aggiornamento del 22.8.2014:

Il premier del Kerala, Oommen Chandy, del Congress, ha annunciato ieri che a partire dal 1° Aprile 2015 verranno ritirate le licenze per la mescita di liquori a tutti i pub e locali dello Stato, con eccezione di quelli siti negli Hotel a 5 stelle, che nel frattempo quelle in scadenza non verranno rinnovate e che gli spacci di vini e liquori del governo, qui monopolista, verranno chiusi al ritmo del 10 % annuo, con l'intenzione di rendere totalmente dry lo Stato meridionale entro 10 anni. Con attuazione immediata, invece, diventano dry tutte le Domeniche dell'anno.

Tra le abbondanti comunità cristiane dello Stato, scoppia una gustosa polemica a proposito di come rapportarsi alle nuove disposizioni governative, a fronte di millenarie e universali consuetudini evangeliche: Vin Santo o meno, all'ora di officiare Offertorio, Consacrazione e Comunione durante la Santa Messa? 

10 Settembre:

La Corte Suprema del Kerala blocca l'iniziativa del governo fino al 30 Settembre su petizione di alcune associazioni di albergatori e ristoratori, in attesa di ottenere chiarimenti urgenti riguardo a quale logica, se non quella palesemente discriminatoria, sarebbe stata seguita dal legislatore nel limitare ai soli Hotel a 5 stelle o superiori la possibilità di rinnovare e mantenere le licenze per la mescita di alcolici.

23 Settembre:

Siccome non bastava, l'ondata salutistica-proibizionista in Kerala punta ora a rendere presto la regione anche smoke-free, a partire dalla capitale, Trivandrum. Allo scopo, si progettano severe leggi per arginare in futuro la vendita e il consumo dei prodotti derivati dal tabacco, inasprendo quelle teoricamente già esistenti dal 2008 contro il fumo nei luoghi pubblici e dal 2012 contro il contenuto di tabacco nel Paan o contro il Gutka, il tabacco aromatizzato da masticare o annusare un tempo venduto ovunque in bustine.

19 Dicembre:

Nell'attesa che il tribunale locale si esprima definitivamente in merito, e seppur ribadendo la propria volontà di rendere la regione totalmente dry entro 10 anni, il governo del Kerala acconsente ad ammorbidire temporaneamente le sue politiche proibizioniste, sospendendo le Domeniche dry e consentendo il commercio di solo vino e birra nelle rivendite di alcolici e i bar dello Stato che, diversamente, avrebbero dovuto chiudere il prossimo 31 Marzo.

3 Aprile:

L'Alta Corte del Kerala si è espressa dando in parte ragione al governo: dal 31 Marzo scorso, solo i bar di 24 Hotel a 5 stelle e circa 300 rivendite statali hanno licenza di vendere superalcolici in Kerala, dove tornano anche le Domeniche Dry. Tuttavia, giacchè lo Stato meridionale prevede due diverse licenze nel ramo, una per tutti gli alcolici e superalcolici e l'altra limitata a vino e birra, il tribunale ha stabilito che gli assegnatari del secondo tipo possano per il momento continuare a operare. Birretta in riva al mare ancora garantita, insomma, mentre è partita la corsa degli stabilimenti di categoria appena inferiore - 4 stelle, Heritage etc. - all'ottenimento dell'agognata stella mancante.  

 
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