Kashmir Alluvionato: Solidarietà e Propaganda PDF Stampa E-mail
Il Territorio - Geografia e climi
Domenica 14 Settembre 2014 13:23

La scorsa settimana il Jammu-Kashmir ha sofferto la peggiore alluvione verificatasi nella regione a memoria d'uomo: oltre 200 morti al momento accertati, un numero ancora imprecisato di dispersi, oltre 600mila sfollati e ampie zone di Srinagar e dei distretti centrali dello Stato devastati, tra allarmi ignorati, ritardi nei soccorsi, solidarietà umana e propaganda a favore dell'esercito. 

Srinagar alluvionataEra già dall'ultima settimana di Agosto che una pioggia intermittente tormentava giorno e notte il Kashmir: mentre tutti i fiumi e i laghi della regione crescevano fino a sfiorare il livello di guardia, nelle terre basse del Jammu diversi corsi d'acqua minori intanto erano già esondati in più punti, obbligando la popolazione ad abbandonare case e bestiame per mettersi al sicuro a monte.

Il governo locale non aveva però lanciato nessun allarme particolare, nè diramato ordini d'evacuazione per le aree maggiormente a rischio e nemmeno quello centrale di Delhi, via canali televisivi privati o statali, aveva avvisato la popolazione del rischio che incombeva sulla regione, come invece correttamente annunciato per tempo dall'IMD, l'Istituto Meteorologico Indiano. Tutto sembrava sotto controllo, insomma: sacchi di sabbia a migliaia accumulati ovunque, provviste alimentari immagazzinate a profusione e il ritorno del bel tempo annunciato come imminente. E comunque, in caso di emergenza, si poteva sempre contare sulle centinaia di migliaia di militari dell'Esercito indiano da oltre 20 anni di stanza in Kashmir, oltre alla polizia locale in permanente allerta antisommossa. "Qua basta che un ragazzino lanci una pietra perché un intero isolato venga immediatamente circondato da un centinaio di militari in assetto di guerra", spiegavano i locali, tra il serio e il faceto. Non si immaginavano certo che questa volta l'esercito, largamente percepito dalla popolazione come d'occupazione, sarebbe stato prima reso a sua volta impotente dall'alluvione e poi avrebbe scippato loro il ruolo di vittime e di involontari protagonisti principali della catastrofe.

A partire da Venerdì 5 la pioggia intermittente si era però improvvisamente trasformata in nubifragio continuo, causato dallo scontro delle normali correnti monsoniche con due forti perturbazioni giunte in sequenza da NordOvest; le acque già in piena dello Jhelum avevano allora cominciato ad allagare Shivpora, Raj Bagh, Jawahar Nagar e Gogji Bagh, ma il milione circa di abitanti di Srinagar, e con loro anche il governo locale, avevano continuato a pensare che i luoghi più sicuri dove rifugiarsi dalla furia monsonica fossero ancora e sempre le loro case. Ma nella notte tra Venerdì e Sabato, gli argini avevano ceduto in blocco, investendo e sommergendo rapidamente buona parte della città e del suo distretto, oltre a quello più a Sud di Jammu, inondando con violenza le vaste lande pianeggianti che si estendono tra il Jhelum e il Tawi: oltre 200 morti accertati, un ancora imprecisato numero di dispersi, Srinagar e le sue infrastrutture devastate - energia elettrica, rete idrica e fognaria, telecomunicazioni e rete stradale - assieme al resto del territorio centromeridionale dello Stato himalayano. Per centinaia di migliaia di persone, rifugiatesi sui tetti delle loro case per sfuggire alla devastazione, stavano per cominciare lunghi giorni e notti in attesa dei soccorsi.


Volontari kashmiri in azionePerché sfortunatamente, nel frattempo, anche i contingenti militari dislocati nell'area si erano trovati in buona parte nelle medesime condizioni dei civili kashmiri su cui vigilano, avendo per di più lasciato inghiottire dalle acque impazzite anche numerosissime armi, munizioni e tutto il materiale bellico vario che non si era fatto in tempo a mettere al sicuro. D'altra parte nemmeno il governo locale se la passava molto meglio: Omar Abdullah, premier dello Stato, si era dichiarato subito impossibilitato a fronteggiare in alcun modo la catastrofe, non avendo potuto mettersi in contatto con niente e nessuno a causa del crollo delle telecomunicazioni e di aver perso ogni traccia di quei membri del suo governo che avrebbero potuto almeno tentare di coordinare qualcosa. Nell'attesa che Delhi inviasse altri uomini, mezzi e soccorsi, erano stati quindi principalmente gli scampati alla catastrofe ad organizzare i primi soccorsi per i concittadini alluvionati: trattori, zattere improvvisate, escavatrici, catene umane e poi catene social, a partire dalle poche aree ancora connesse della regione, fatte rimbalzare in tutto il Paese e il resto del mondo dalle confraternite studentesche e dalle associazioni religiose e politiche frutto della diaspora kashmira, mentre le moschee e i templi ancora agibili fornivano rifugio e cibo agli sfollati. Anche Google India aveva messo subito a disposizione strumenti appositi per la localizzazione dei dispersi e per la coordinazione delle richieste d'aiuto con gli interventi dei volontari; ormai non si contano più le donazioni private e pubbliche o le iniziative di raccolta fondi e generi di primo soccorso messe in campo a favore del Kashmir da ogni angolo del globo, e che però tardano a raggiungere la popolazione a causa della temporanea agibilità del solo aeroporto di Srinagar a fronte dell'interruzione della rete stradale della valle. (Aggiornamento del 16.9: riaperta oggi dopo quasi 2 settimane la tratta autostradale Jammu-Srinagar)

La genesi del disastro é lampante: un antico sistema di canali, acquitrini e laghi, che drenavano e assorbivano gli eccessi del disgelo e delle precipitazioni durante la stagione monsonica nella regione di Srinagar, regolando naturalmente anche l'accumulo di detriti che ne deriva, aveva sempre preservato la paradisiaca capitale estiva moghul dalle peggiori inondazioni, oltre a proporzionare ai locali uno stile di vita unico e straordinariamente affascinante. Ma nell'ultimo secolo, con particolare accelerazione negli ultimi decenni, quasi il 50 % di quel sistema é scomparso a favore di sbancamenti, dighe, strade, resort, zone residenziali e industriali. E se da un lato buona parte di quel fitto bacino idrografico é stato dunque scardinato e interrotto dalla modernizzazione del territorio e dalla sua cementificazione, spesso abusiva o non pianificata, dall'altro il sistema superstite é stato messo sotto forte pressione anche dalla massiccia deforestazione operata lungo il corso dello Jhelum, provocando così col tempo un notevole incremento dell'erosione del terreno, un aumento delle temperature medie della valle e un eccesso di sedimenti su rive, letti e fondali dell'intero bacino.

Soccorsi Jugaad

La superficie del leggendario lago Dal é andata per esempio riducendosi poco a poco di quasi la metà, mentre la sua profondità calava fino a poco più di 3 metri: se quella del primo fine settimana di Settembre é stata sicuramente la peggiore e più tragica alluvione sofferta dalla regione a memoria d'uomo, non si può certo dire che però, negli anni scorsi, la natura non avesse già ampiamente avvisato gli abitanti dell'area dei rischi che stavano correndo, così come d'altronde avevano fatto anche gli scienziati, prevedendo più di quattro anni fa esattamente quello che poi è effettivamente accaduto oggi alla regione. Se la piena é stata infatti innescata dalle anomale precipitazioni (passate dai 308 mm totalizzati fino al 3 Settembre - monsone scarso - ai 558 mm - monsone eccedente - registrati poco più di 48 ore dopo) l'estesa alluvione é stata poi causata principalmente proprio dal collasso del sistema di deflusso e assorbimento delle stesse: a oltre una settimana dal disastro, le acque, che a Srinagar hanno raggiunto e sorpassato in più zone anche il secondo piano degli edifici, faticavano ancora a recedere.

Tuttavia - senza alcuna intenzione di cinismo - a giudicare dal numero relativamente esiguo di vittime per ora accertate, rispetto agli standard indiani spesso apocalittici, il disastro del Kashmir si sarebbe potuto considerare tutto sommato come un evento certamente gravissimo dal punto di vista umanitario, economico e sociale, ma non particolarmente straordinario per l'India. Solo durante la stagione monsonica di quest'anno, tra frane in Maharashtra e inondazioni in Bihar, Assam, Odisha e Uttar Pradesh, si erano già registrate circa un migliaio di altre vittime e danni per miliardi. Eppure solo l'alluvione del Kashmir é stata oggetto di una copertura mediatica continua e martellante, con dirette e aggiornamenti 24h/24, inviati speciali, editoriali mirati e dibattiti infuocati a livello nazionale, difficilmente riscontrabili in analoghe circostanze negli altri Stati indiani. Nemmeno lo Tsunami Himalayano dell'anno scorso in Uttarakhand - oltre 5000 morti - aveva ricevuto tanta attenzione da parte dei Media: dopo le prime doverose cronache, le catastrofi indiane tendono infatti a scomparire molto rapidamente dalle prime pagine della stampa e dalle trasmissioni radiotelevisive nazionali, costantemente incalzate dall'enormità del numero di notizie che una popolazione da un miliardo e duecento milioni di persone può proporzionare quotidianamente, oltre che dalla necessità di matenere comunque sempre viva l'attenzione del pubblico battendo la concorrenza con nuovi temi e scoop.

Escavatrici in azioneMa, come noto, ovviamente il Jammu-Kashmir non é affatto uno Stato indiano come tutti gli altri e per questo l'evento realmente anomalo é stato forse più il tipo di informazione proporzionata nella circostanza dai Media nazionali praticamente all'unisono, che l'abbondanza della stessa: accantonata temporaneamente l'universale cronaca popolare del dolore - fatali coincidenze, superstiti miracolati, eroi per caso, interviste ai parenti disperati delle vittime e dei dispersi etc. etc. - l'informazione indiana mainstream questa volta si é infatti concentrata principalmente sulla glorificazione dell'esercito e dello straordinario intervento compiuto dai militari a favore della popolazione alluvionata, spesso dando conto più delle operazioni di soccorso effettuate dai militari - a rischio della vita! - che della situazione disperata delle vittime, che la vita l'avevano appena rischiata o persa davvero loro malgrado assieme a tutti i loro averi e non certo obbedendo alla consegna. Allo stesso modo, da un lato si é evitato di sottolineare troppo la commovente ed efficace rete di solidarietà spontaneamente creata nell'immediato dai Kashmiri stessi, puntando i riflettori piuttosto sull'incomprensibile riottosità a volte manifestata dalla popolazione nei confronti dei militari finalmente giunti in soccorso dopo giorni di vana attesa, e dall'altro approfittando della tragedia per fare vera e propria propaganda"In Kashmir, il presunto 'esercito di occupazione' viene salutato come salvatore", titolava il Times of India, e il sito della CNN Ibn rincarava: L'esercito mette a nudo i leader separatisti e gli 'Intellettuali': improvvisamente tutti i Kashmiri si rivolgono all'esercito implorando i soldati di salvarli..."

Scriveva qualche giorno fa Vrinda Gopinath per Scroll.In:  

"A parte proteggere i confini nazionali dalle aggressioni esterne e occasionalmente reprimere le sollevazioni interne, il compito principale delle Forze Armate in tempo di pace è notoriamente proprio quello di fornire assistenza umanitaria e soccorso alla popolazione civile in caso di disastro.[...] E' dunque difficile capire perché i Media stiano insistendo così tanto sui rischi corsi dai militari in questa particolare circostanza, a meno di non voler sospettare che si stia trattando di una sorta di ricatto emotivo rivolto ai Kashmiri, un tentativo di far dimenticare gli eccessi compiuti da quello stesso esercito nella valle e contemporaneamente assolvere il governo centrale per le colpe del passato in previsione delle elezioni locali, previste entro la fine del 2014. Se analizzata sotto questa luce, la corale azione di propaganda operata dai Media sembra voler suggerire ai Kashmiri di dover ignorare d'ora in poi la presenza nella Valle di oltre un milione di militari; sembra voler dire loro che ora che l'esercito li ha aiutati durante l'alluvione, non avranno più alcun diritto di piangere le migliaia di mariti, madri, figli e figlie 'desaparecidos' dal 1991 a oggi. Potrebbe in sostanza sembrare una campagna orchestrata ad arte al fine di cancellare dalla memoria della nazione due decenni di denunce per gravi violazioni dei diritti umani sporte dalla popolazione kashmira contro quello stesso esercito e le truppe paramilitari, sfortunatamente rimaste nel frattempo inascoltate grazie allo scudo offerto ai militari, in Kashmir come altrove nel paese, dallo Special Power Act del 1958.

Kashmir alluvionato, esercito in azione

Di fronte ad una simile calamità, non ci si deve certo fare scrupolo di accettare aiuto da parte delle autorità preposte e nemmeno da parte di chi si era precedentemente macchiato di abusi e violenze. Finchè i Kashmiri saranno considerati cittadini indiani, sarà dovere dello Stato e del suo esercito fornire loro soccorso, riparo e sicurezza: non si tratta certo di una questione negoziabile e soprattutto non deve mai essere considerato come un favore".

 

 

 
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