Shivaji, l'eroe maratha PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia

Un leader carismatico e straordinariamente abile fondò lo Stato maratha dando al suo popolo un'identità e cambiando il corso degli eventi in India

ShivajiShivaji Bhonslè nacque nell'attuale Maharashtra nel 1627, in un periodo di guerre e carestie. Già a 20 anni, nel 1647, cominciò a sovvertire l'autorità locale di Bijapur, ribellandosi alla nobiltà terriera musulmana della zona, creando un'area di lingua marathi indù e indipendente attorno alla città di Pune e sfidando così le grandi potenze che all'epoca dominavano la regione: gli Adil Shahi di Bijapur e i Moghul

Fortemente ispirato dagli eroi dell'epica religiosa indiana, considerava una missione liberare la sua terra dalla dominazione islamica; allo scopo, Shivaji e i suoi utilizzavano principalmente tattiche di guerriglia, riuscendo persino a uccidere il generale in capo di Bijapur all'interno del forte Pratapgarh, nel 1659, impadronendosi poi della fortezza Panhala e di un tratto della costa Konkan, fra Mumbai e Goa, dove costruì ed insediò la sua flotta. L'imperatore moghul Aurangzeb cercò prima di cooptare Shivaji, che nel frattempo aveva conquistato e saccheggiato anche l'importantissimo porto di Surat, in Gujarat, fino a risolversi a muovergli guerra; l'anno seguente, il sovrano moghul inviò quindi Jai Singh I di Amber con 15mila uomini allo scopo di arginare una volta per tutte l'insopprimibile insubordinazione maratha. Ed effettivamente Shivaji venne sconfitto e dovette quindi rinunciare a venti delle fortezze fino ad allora conquistate, per poi recarsi ad Agra, nel 1666, a rendere omaggio in segno di sottomissione all'imperatore moghul. Il quale, dal canto suo, non doveva fidarsi molto del repentino asservimento del condottiero, che infatti fece mettere comunque agli arresti. Shivaji riuscì però a fuggire, diventando così istantaneamente una leggenda che non doveva mai più sbiadire tra i Maratha. 

Nel 1674 Shivaji si sottopose ad una serie di rituali brahmanici volti a legittimare dal punto di vista castale le sue aspirazioni regali, autoproclamandosi quindi re dei Marath e stabilendo la sede della sua corte presso la fortezza di Raigad. Tornato a guerreggiare, conquistò i forti di Vellore e di Gingee, presso l'odierna Madras/Chennai, per poi morire di malattia nel 1680, non prima però di aver passato lo scettro a suo figlio Shambaji, il quale, una volta insiediatosi, diede rifugio e appoggio al figlio ribelle di Aurangzeb, Akbar. Questo fatto, unito alle paure di una possibile imminente alleanza fra Maratha e Rajput contro il trono Moghul e al desiderio del religiosissimo imperatore di convertire all'Islam l'intera India centro-meridionale, portò Aurangzeb alla decisione di trasferire nel 1682 la sua corte ed amministrazione - circa 180mila persone - da Agra a una nuova capitale, Aurangabad, considerata strategicamente meglio posizionata per i suoi scopi di controllo del territorio.

Prima di morire, nel 1707, Aurangzeb riuscì ad uccidere Shambaji, nonchè ad assediare per 8 anni suo fratello e successore Ramjan e a conquistare - seppur per riperdere immediatamente dopo - numerosi forti maratha. Fu a quest'epoca che i principali clan, ricompattatisi questa volta sotto la guida del nipote di Shivaji, Shahu, iniziarono però ad espandersi in modo indipendente. Shahu infatti suddivise il potere assegnandolo ai capi clan col titolo di Peshwas, governatori ereditari dei territori che erano stati di Shivaji, e che Shahu aveva voluto espandere ulteriormente verso Nord: invasori maratha raggiunsero allora anche il Malwa, nell'India centrale, saccheggiarono la ricca città di Hyderabad ed arrivarono così a controllare quasi interamente il territorio centro-meridionale indiano. Alla morte di Shahu, nel 1749, il territorio maratha si trovò di fatto sotto il controllo indipendente di quattro famiglie - Sindhia, Holkar, Bhonsle e Gaekwar - per quanto formalmente guidate dal peshwa di Pune, fino a che l'invasione afghana guidata da Ahmad Shah Durrani costrinse nuovamente i clan a riunirsi, ma a venire tuttavia sconfitti nella battaglia di Panipat del 1761. 

Dopo la morte del giovane peshwa Madhav Rao I, nel 1772, le rivalità tra clan per la successione alla guida della confederazione maratha non fecero che accentuarsi, aprendo così la strada al dominio completo sull'India della britannica Compagnia delle Indie Orientali, le cui truppe vennero chiamate in causa più volte in sostegno di uno o dell'altro pretendente e che, avvalendosi della consueta tattica fondata sul Divide et Impera durante quelle che passarono alla storia come le tre guerre Anglo-Maratha, tra il 1777 e il 1818, finirono per assicurare alla Compagnia il dominio effettivo di vastissimi territori anche nell'India centro-meridionale, trasformando così quella che era nata come una impresa commerciale privata nel principale progetto imperiale britannico.  

La storia romanzesca di Shivaji doveva comunque ispirare Bal Gangadhar Tilak e altri nazionalisti impegnati nella lotta contro il giogo inglese: ideata proprio a Pune, la prima conferenza del Congresso Nazionale Indiano si tenne a Mumbai nel 1885, dando sin dal principio un forte impulso ai movimenti destinati a portare alla successiva conquista dell'indipendenza dell'India, mentre la memoria di Shivaji Maharaj doveva acquisire, particolarmente negli ultimi decenni, status di incomparabile icona e di semi-divinità tra i più accesi nazionalisti induisti. 

 

 
Guida India feed

Cerca su GuidaIndia

Mappa interattiva

Free template 'Colorfall' by [ Anch ] Gorsk.net Studio. Please, don't remove this hidden copyleft!