Allahabad PDF Stampa E-mail
Gli Stati, le citta' e le mete - Nord

Il potere purificante dei fiumi sacri in India, diventa ancora più efficace alle confluenze; ad Allahabad si uniscono il Gange e lo Yamuna, ma anche lo Saraswati.

 

L'antica Prayag, il luogo del sacrificio, è dal 1583 Allahabad  e sorge nell' Uttar Pradesh lungo la confluenza di due tra i più sacri fiumi indiani, Gange e Yamuna; ma a questa confluenza palese se ne aggiunge un'altra forse puramente mitologica, forse invece preistorica ma mai dimenticata dalla plurimillenaria devozione indù, quella dello Sarasvati. Il fiume Sarasvati, che posteriormente si incarnerà nella dea indù della conoscenza, nominato ben 72 volte nel RigVeda come il più magnifico dei fiumi indiani e meritando persino, unico tra i fiumi, un inno specifico, si crede infatti confluisca qui, con gli altri due corsi d'acqua in maniera sotterranea o del tutto spirituale. Non v'è traccia infatti oggi in India di questo imponente fiume ma, grazie a rilevazioni satellitari, oggi si sta cercando di farne rivivere almeno un tratto nello Stato dell'Haryana

 

La confluenza dunque rende Allahabad uno dei 4 luoghi sacri ove si tiene la Kumbh Mela, letteralmente la festa, la grande fiera della brocca. L' ultima Maha Kumbha Mela, tenutasi qui nel 2001, riunì circa 70 milioni di pellegrini che si alternarono alla confluenza durante 3 settimane. Si trattò dunque senza dubbio del più grande pellegrinaggio della storia, dovuto all'allineamento di Sole, Luna e Giove, avvenimento che si verifica solo ogni 144 anni, e alla vastissima copertura mediatica di cui godette.

La città di Allahabad si è sviluppata nei secoli attorno a Prayag, appunto, alla confluenza o Sangam ove si crede che Brahma offrisse il primo sacrificio dopo la creazione del mondo; nelle  vicinanze sono stati rinvenuti resti di insediamenti datati tra il 1100 e l' 800 a.C.  Fu capitale Gupta e  in seguito vi si insediarono certamente i Gurjara Prathiara, ma nel 1194 il luogo cadde in mano islamica. Annessa nei secoli seguenti all' impero Moghul venne poi ribattezzata dall'imperatore Akbar ma non, come si crede, in nome del Dio islamico, ma bensì in nome della nuova religione sincretica che il grande imperatore cercò, senza successo, di promuovere: Din-i-Ilahi, la fede nel Divino e Illahabad, la città del Divino, fu il nome imposto alla città, che ebbe però scarso seguito e che finì per diventare l'attuale.  
 

La presenza islamica e moghul marcò definitivamente l'aspetto della città e oggi sono pochi i monumenti precedenti sopravvissuti. Akbar identificò il sito come grande nodo strategico e vi costruì un imponente Forte al Sangam, il maggiore tra quelli da lui costruiti. Tre imponenti portali d'ingresso e mura alte 7 metri che si apprezzano meglio attraversando il fiume. Fu conquistato dai Maratha nel 1739 per passare ai Pathan circa 15 anni dopo. Nel 1801 il Nababbo di Awadh, che governava la zona, cedette la città alla Compagnia Britannica delle Indie Orientali, che a sua volta la consegnò ufficialmente alla corona britannica nel 1858. Fu teatro della celebre Rivolta dei Sepoy, il primo moto di indipendenza e ribellione indiano. Poichè il Forte è utilizzato dall'Esercito indiano, è necessario chiedere un permesso all'ufficio del turismo per poter visitare l'area. All'estremo Ovest del centro città si trovano invece i bei giardini moghul che circondano la tomba del principe Khusrau, Khusrau Bagh, che tentò di ribellarsi prima al padre, l'imperatore Jahangir e finì assassinato poi dal fratello, il futuro Shah Jahan. Lo accompagnano una tomba di una sorella e quella di sua madre, principessa rajput.

 

Gli altri importanti edifici sono di epoca britannica, come interi quartieri razionalmente pianificati, dove svettano cattedrali neogotiche come la All Saint's Cathedral, o begli esempi di architettura Indo-saracena, come il Muir College, poi sede dell'Università di Allahabad, con un'alta torre a minareto. Centro culturale di primaria importanza, Prayag era celebre come luogo di insegnamento sin dai tempi di Buddha. Se avete tempo, la raccolta di reperti gupta del museo cittadino merita una visita.

 

 
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