Gwalior PDF Stampa E-mail
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Secondo la leggenda, Gwalior fu fondata nell'VIII secolo per gratitudine dal capoclan Suraj Sen, guarito dalla lebbra dal santo eremita Gwalipa, che qui si era ritirato.

Gwalior, nel Nord del Madhya Pradesh, è una caotica cittadina situata nella parte più arida della regione, circondata dall'altipiano e dominata alle sue spalle da una collina rocciosa, sulla quale si arrocca a strapiombo la maestosa e omonima fortezza.

Un'iscrizione all'interno del forte testimonia che durante il regno unno di Mihirakula - V secolo d.C. - qui venne eretto un tempio dedicato a Surya, il sole. Si tratterebbe dunque con certezza di un luogo venerato sin dall'antichità, forse anche grazie alla presenza di naturali sorgenti d'acqua, tanto rare nel resto della zona. Dopo essere stata dominio del clan Rajput Pratihara di Kannauj e poi dei Kacchavaha, all'inizio dell'XI secolo Gwalior divenne vassalla dei Chandella di Khajuraho. A questi seguirono i Paramara, fino al 1232, quando Gwalior cadde sotto il dominio dei Sultani di Delhi.

Declinato il potere del sultanato, una nuova dinastia si impossessò della zona nel XIV secolo, i Tomara. E' con il loro illuminato sovrano, raja Man Singh (1486-1516) che Gwalior raggiunge il massimo splendore architettonico e culturale, grazie al patrocinio offerto dal raja alle arti e particolarmente alla musica, che vide proprio qui svilupparsi per esempio l'austera e solenne forma di canto nota come Dhrupad. Conquistata poi dai Moghul, che in parte la utilizzarono come carcere di sicurezza, Gwalior ritornò ad essere un regno indipendente nel 1732 col clan degli Scindia, di etnia Maratha. Durante la rivolta del 1857, l'ammutinamento dei Sepoy, il suo maharaja rimase fedele ai britannici, ma dopo breve tempo 6.500 militari delle sue truppe finirono per schierarsi con gli ammutinati. L'anno seguente si combattè aspramente intorno a Gwalior; quando la fortezza cadde sotto l'armata inglese, tra i corpi dei ribelli massacrati venne trovato anche quello del loro capo, la Rani di Jhansi in abiti maschili: una delle eroine più amate della Storia indiana.

La tortuosa salita al forte si snoda da Nord attraverso una gola sui cui lati si aprono le grotte degli asceti jain, fiancheggiate da grandi sculture del XV secolo che rappresentano i Tirthankara inserite in nicchie a più piani. Superata una serie di fortificazioni si giunge all'Urvahi Gorge, l'ingresso principale a Ovest. All'interno del forte il Suraj Kund, un vasto bacino d'acqua con accanto un tempio dedicato a Surya, è ritenuto essere secondo la leggenda il luogo ove il santo eremita Gwalipa avrebbe operato la miracolosa guarigione del sovrano Suraj Sen.

Poco oltre il Teli Ka Mandir, secondo la tradizione tempio dei Teli, casta di venditori d'olio; dedicato in realtà dai Prathiara nel IX a Shakti, l'Energia divina femminile, è una massiccia costruzione sobriamente ornata con nicchie laterali, inquadrate in delicate cornici e sovrastate da timpani a ferro di cavallo. Presenta un'alta cella rettangolare, preceduta da un portico dalla copertura moderna, ma la cella è invece sovrastata da un insolito doppio Shikara oblungo che ricorda vagamente il tipo detto "a mezzo cocomero" di alcuni templi dell'Orissa.

Due templi particolari, della seconda metà dell'XI secolo e attribuiti ai regnanti Kacchavaha, costituiscono il cosiddetto gruppo Saas-Bahu, cioè suocera e nuora: il maggiore, la suocera, è costituito da un portico a due piani e da un corpo centrale a tre piani, con pianta a 12 spigoli; lo Shikara è mancante, ma la copertura del portico è un bell'esempio di samvarana, ovvero una sovrapposizione piramidale di moduli campaniformi conclusa da un loto. Il tempio più piccolo, la nuora, è invece un padiglione aperto, sempre coperto a samvarana e che ricorda i mandapa di Khajuraho

Al raja della dinastia Tomara Man Singh si deve lo splendido Man Mandir, uno degli esempi più ragguardevoli di architettura palatina hindu giunti a noi senza subire successive manipolazioni e al quale in parte si ispirarono i Moghul per Fatehpur Sikri. Il magnifico portale Hathi Pol, la Porta degli elefanti, si apre nella facciata orientale movimentata da sei torri circolari concluse da chattris, chioschi a cupoletta sorretti da esili colonne. Le mura sono ornate da intarsi e da animali e fregi in ceramica smaltata policroma, tra le cui tonalità spicca al sole un turchese straordinariamente intenso.

Di dimensioni ridotte, il palazzo è costituito da due corti principali, su cui si affacciano due piani di appartamenti. Lo Zenana, la parte riservata alle donne, guarda su cortili con una galleria schermata da delicati trafori e protetta da ampi spioventi, e che continua sulla terrazza superiore in una serie di chattris. Nelle fondamenta del palazzo, due piani sotterranei ospitano i serdab, freschi e ombrosi appartamenti ove trascorrere la torrida estate. Gli interni sono impreziositi da colonnine, balaustre, architravi elaborati, bande e medaglioni a decorazione floreale e geometrica. E' imprescindibile munirsi di una torcia per visitare questi notevolissimi appartamenti, purtroppo abitati costantemente da migliaia di pipistrelli che, pur scappando senza causare problemi, spesso colmano l'ambiente con rivoltanti olezzi.

Ai piedi del forte si trova il palazzo fatto edificare da raja Man Singh per Mrignayani, la sua sposa favorita, appartenente però alla casta dei Gurjari e per questo ostracizzata dalle altre mogli e dame di corte. Nel Gurjari Mahal ha oggi sede un museo, molto interessante soprattutto per la collezione di statue collegate al culto della Shakti e delle yogini, divinità femminili minori equiparabili alle Ninfe. Poco oltre, il Jauhuar Tank, il luogo ove secondo tradizione le dame rajput compirono un suicidio collettivo poco prima che Iltutmish, Sultano di Delhi, conquistasse la fortezza nel 1232, sottraendosi così all'onta della cattura.

Altri monumenti notevoli di Gwalior, evidentemente posteriori e già improntati allo stile moghul, sono la tomba del riverito maestro sufi Muhammad Ghaus, del XVI secolo, raffinatissimo cenotafio sormontato da un'elegante cupola, con accanto quella del grande musicista Mian Tansen, considerato uno dei più preziosi gioielli della corte di Akbar il Grande e discepolo del sant'uomo.

L'immenso forte di Gwalior non è tra i luoghi più visitati dell'India e le strutture di interesse al suo interno sono piuttosto distanti le une dalle altre, solitarie e spesso separate tra loro da ampi terreni incolti o semi-boschivi. Si consiglia alle signore sole di aggregarsi ad altri gruppi affidabili, per effettuarne la visita, a causa delle spesso assai insistenti attenzioni che, magari con le migliori intenzioni, i locali incuriositi potrebbero rivolgere loro.

 

 

 
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