Pondicherry: 138 anni di Grandeur PDF Stampa E-mail
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia

La città-stato dalla quale Parigi coltivò il sogno di un impero indiano.

Pondicherry, mappa colonialePondicherry, anticamente nota come Vedapuri cioè Luogo della Sapienza, grazie alla leggendaria presenza in loco del saggio Agastya - secondo la tradizione strettamente legato alla diffusione della religione vedica nell'India del Sud - vanta una lunga e travagliata storia di commerci, conquiste, dominazioni, battaglie, sogni di gloria e sanguinose sconfitte legate all'Occidente e che ha il suo inizio documentato nei secoli a cavallo dell'inizio dell'Era cristiana, epoca a cui risalgono le principali testimonianze di forniture di spezie, vasellame, tessuti e pietre preziose vendute ai mercanti dell'Impero romano, che presso l'attuale villaggio di Virampattinum avevano fondato un emporium. Lungo le rotte dei Romani, secondo la tradizione giunse nel Meridione indiano anche l'apostolo Tommaso con un manipolo di seguaci, ma i primi Europei a raggiungere in seguito certamente la zona di Pondicherry, all'epoca soggetta al dominio dei Sultanati del Deccan, furono i Portoghesi intorno al 1520.

Li seguirono poi mercanti olandesi e danesi e quindi anche i Francesi, che nel 1674 ottennero dal Sultano di Bijapur i terreni sui quali François Martin fonderà in seguito una vera e propria cittadella fortificata per conto della Compagnia francese delle Indie orientali. I possedimenti si espansero poi ulteriormente oltre le mura della città con l'acquisizione del villaggio di Kalapet, ceduto loro questa volta dal legato dell'imperatore moghul Aurangzeb, che nel frattempo aveva acquisito il dominio dell'area. Tuttavia, l'insediamento cadde subito dopo sotto controllo olandese, i quali alla fine del XVII secolo lo ricostruirono accuratamente, dando alla città la notevole disposizione urbanistica che ancora oggi in buona parte la caratterizza. Solo alla fine delle guerre combattute da Luigi IV e con la nomina a cassiere della Compagnie des Indes di Pierre-Christophe Lenoir, nel 1726, Pondicherry tornò in mani francesi, per vivere poi il suo apogeo sotto la guida di Joseph François Dupleix, governatore a partire dal 1742, che cercò invano di utilizzarla come trampolino di lancio per un'espansione coloniale nel territorio indiano.

Nel 1750, i villaggi controllati dai Francesi avevano infatti già superato la cinquantina e la loro espansione, che oltre a Pondicherry contava anche con gli insediamenti di Chandernagor, Karikal, Mahé e Yanaon, spinse dunque le truppe della concorrente Compagnia britannica delle Indie orientali ad assediare e attaccare Pondicherry ben 4 volte, tra il 1750 e il 1816, conquistandola per poi restituirla ai Francesi in 3 circostanze, mentre le sorti degli insediamenti francesi seguivano tanto le lotte per la supremazia nella penisola indiana in chiave anti-britannica, nelle quali i Francesi appoggiavano regolarmente quei sovrani che tentavano di contrastarne l'espansione, come Tippu Sultan di Mysore, quanto quelle della Madre Patria e tra Francia e Gran Bretagna in Europa e nel resto del mondo: la Guerra d'Indipendenza americana, la Rivoluzione Francese e le Guerre Napoleoniche. Dopo la sconfitta napoleonica, i Francesi rientrarono pienamente in possesso della città solo nel 1816, con l'obbligo però di non fortificarla ulteriormente nè di arruolare milizie, con l'esclusione di un corpo di polizia cittadina. La Francia dominò così poi più o meno indisturbata Pondicherry per i 138 anni seguenti, più come vetrina della propria indomita Grandeur che come reale postazione strategica, mentre i suoi interessi commerciali e politici si rivolgevano principalmente all'Indocina. Nel 1848, tutti i residenti di Pondicherry vennero riconosciuti come cittadini francesi.

A partire dal 1910, si ripresentò però per la Francia l'occasione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa tramite il suo possedimento indiano: Pondicherry sostenne infatti attivamente il movimento dei Freedom Fighters, i combattenti per la libertà che operavano contro la dominazione britannica e i contrasti politici tra le due potenze ebbero il loro culmine nel 1918, quando Parigi rifiutò agli Inglesi l'estradizione di un gruppo di indipendentisti indiani che avevano chiesto e ottenuto asilo politico nei suoi territori. Tra questi, il poeta Subramanya Bharathi e Aurobindo Gosh, allora solo attivista bengalese ricercato, ma destinato ad acquisire in seguito celebrità internazionale grazie alle sue dottrine filosofiche e per l'Ashram fondato a Pondicherry e ancora oggi meta di pellegrinaggio e centro di residenza per cittadini di tutto il mondo.

La Francia lasciò ufficialmente Pondicherry il 31 ottobre del 1954, a seguito del risultato di un referendum sull'adesione all'Unione indiana celebrato tra i membri dell'assemblea legislativa dei suoi possedimenti: il giorno successivo, i leader politici dei partiti locali, che fino a quel momento erano stati banditi dal governo coloniale, fecero il loro ingresso trionfale nell'ex città francese, che tuttavia divenne legalmente indiana a tutti gli effetti solo nel 1962, a seguito della firma della sua cessione da parte della Francia che evidentemente, pur avendo sostenuto l'indipendenza altrui, aveva poi faticato parecchio a concederla davvero ai suoi. 

 

 
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