Il Raga Stampa
L'Arte, la storia e la cultura - Musica

La parola Raga significa colore, passione; è l'anima della musica indiana e colora di passione la mente dell'ascoltatore.

Quello che a parole è certamente un bel concetto, diventa estremamente difficile da spiegare musicalmente parlando. Non esiste infatti una parola adatta a tradurre il concetto assai complesso che soggiace a quello di Raga o Raag, perché si tratta di composizioni basate su caratteristiche soggette a multiple variabili - ora, stagione, sentimento, tradizione etc. - che le definiscono di volta in volta. Le potenzialmente infinite variabili sequenze di Swara, note, che caratterizzano i Raga vennero però codificate all'Inizio del Novecento dal musicologo Pandit Vishnu Narayan Bhatkhande, che le organizzò in dieci melodie base secondo il tono, Thaat, che li definiva, attraverso lo specifico e diverso numero degli stessi al loro interno. Non tutti i Raga infatti utilizzano i sette Swara e per catalogarli, a seconda del numero impiegato - in genere 5, 6 o 7 - si utilizzano molte definizioni che fanno capo alla stessa parola che significa anche casta, gruppo: Jati. Dal punto di vista tecnico, dopo secoli di sperimentazione vennero fissate le Swaroop, che si possono definire come frasi caratteristiche o modelli fissi dei vari Raga: queste dipendono principalmente dagli Swara utilizzati nell'Arhoa - cioè l'aumento graduale sulla scala a partire da una nota più bassa - e nell'Avrhoa - la discesa graduale da quella più alta - e dalle sequenze in cui appaiono, così come dallo Swara principale e dal secondario, ossia dalle nostre dominantetonica. Ma naturalmente esistono anche le eccezioni, e cioé i Vakra Raga, che invece non seguono alcun ordine ascendente o discendente prestabilito di Swara.

Dal punto di vista stilistico, ogni Raga è anche associato anche a una precisa emozione, Rasa, che deve sviluppare, illustrare e suscitare, e sulla quale deve insistere fino a coinvolgere profondamente chi l'ascolta. Si dice infatti che la forza evocativa del Raga sia talmente grande da provocare concretamente, nella mente del pubblico educato alla musica, il sentimento che é preposto a esprimere. Ma poiché la psicologia indiana riconosce un senso più ampio, che si applica al corso della vita intera dell'individuo e ai suoi alti e bassi, anche alle fasi del ciclo diurno - alba, mezzogiorno e sera - ogni Raga è collegato ad un orario specifico esclusivamente durante il quale, secondo la tradizione, dovrebbe essere eseguito. Lo stesso vale naturalmente per le stagioni climatiche associate ai diversi Raga, fino al punto da assumere connotazioni quasi magiche, come accade per esempio ai celebri Malhar Raga, secondo la tradizione infatti forieri certi delle sempre attesissime piogge monsoniche estive.

I Raga del mattino generalmente sono devozionali, mentre quelli serali evocano principalmente amore, nostalgia o passione. Naturalmente si tratta di una regola puramente tradizionale, chiamata Samay, oggi giorno in via di sparizione, senza contare che le diverse Gharana, le scuole musicali, col tempo hanno finito per attribuire gli stessi Raga ad orari differenti e che la musica Carnatica, dell'India meridionale, da tempo ha smesso di riconoscere queste suddivisioni, complicate anche dall'immenso accumularsi nei secoli di Raga di difficile o dubbia collocazione oraria. Permane però solida la tradizione che vuole i Raga capaci di evocare felicità, gioia, disperazione, tristezza o malinconia: sono nove i sentimenti base, i nove Rasa, che secondo la filosofia indiana portano a queste emozioni e che, conseguentemente, connotano i Raga.

  • Shrinagara         amore,  erotismo, sensibilità per la natura
  • Hasya                 gioia, allegria
  • Karuna               dispiacere
  • Raudra               rabbia, collera
  • Veer                   eroismo, dignità
  • Bhayanak           terrore
  • Bibhatsa            disgusto
  • Adbhuta             divertimento
  • Shanta               serenità, calma

Il Rasa Shrinagara, considerato il più importante, è chiamato il Re dei Rasa.
Uno schema di classificazione più antico antropomorfizzava invece solo sei Raga primari, precursori di tutti gli altri, dando loro nome di persona e associandoli ad elementi naturali e alle stagioni dell'anno: Bhairav, Malkauns, Hindol, Shree, Deepak e Megh. Ognuno di questi Raga, come logico ha la sua sposa, la Ragini, e ogni Ragini ha dato alla luce sei figli, Putra, a loro volta sposati con altrettante Ragini... 

Tutte le forme musicali classiche indiane si sono sviluppate a partire dal sistema dei Raga anche se, pur rispettandone le regole, spesso lo hanno trasformato attraverso specificità del tutto uniche. Se in ambito classico gli esperti ne percepiscono le differenze a seconda del modo in cui le sequenze di Swara vengono collegate e ornate, o nel modo in cui viene svolta l'improvvisazione sul Raga prescelto, il Khayal, per esempio, si distingue per il modo in cui viene accentuato il Tan - rapida successione di note, tra gli ornamenti più importanti e diffusi - mentre nel Dhrupad è sempre la parte dell'Alap, introduzione, ad acquisire maggiore importanza.