Impero Moghul 1500 - 1700 Stampa
L'Arte, la storia e la cultura - Cenni di Storia

Ascesa e declino dei grandi Moghul

1000 - 1498  1500-1700  1771 - 1799

Il lento declino del Sultanato di Delhi si era già compiuto quando dal passo dell'Hindukush una nuova armata invase l'India. Il principe Babur, tigre in Mongolo, discendente di Tamerlano da parte di madre, ma turco di padre e di lingua, privato dagli Uzbeki del suo regno di Samarcanda si trovò sospinto verso Est, dove conquistò l'odierno Afghanistan, tradizionale trampolino per le incursioni in India. Il sapiente impiego delle nuove armi da fuoco e dell'artiglieria, che i Turchi avevano importato dall'Occidente (conquista di Costantinopoli, 1453) unito alla strategia militare di cavalleria appresa dagli Uzbeki, determinarono i grandi successi di questo condottiero, da cui ebbe origine l'impero Moghul. Babur, il cui vero nome fu Zahir, nel 1526 sconfigge e occupa facilmente così anche il Sultanato. A Babur succedette nelle pianure indiane l'amatissimo figlio Humayun, intellettuale, stravagante e pacifico; non un fatto scontato, poichè la tradizione prevedeva che tutti i principi reali godessero del diritto di successione e questa usanza, naturalmente, scatenava violente rivalità e combattimenti tra quelli che desideravano prevalere e farsi con il potere totale. Humayun invece accettò senza obiezioni la ripartizione dei possedimenti stabilita dal padre.

Ma venne quasi subito destituito dall'afghano ribelle Sher shah. Durante le pergrinazioni che lo portarono allora in Persia come sovrano esiliato, nacque suo figlio Akbar che, per sicurezza, fu affidato alle cure di uno zio rimastogli fedele in Afghanistan. Dopo la morte di Sher Shah, grazie all'aiuto dei Persiani Humayun riuscì a riconquistare i suoi possedimenti in India. Ma morì poco dopo, quando Akbar aveva solo 13 anni. Questi, pur essendo stato cresciuto fino ad allora negli accampamenti militari come un rozzo soldato analfabeta, si rivelò presto sovrano lungimirante e statista illuminato. Consolidò l'impero e creò forti alleanze coi sovrani Rajput sposando la figlia del Maharaja di Amber, nei pressi dell'odierna Jaipur, riuscendo così ad attestarsi come capo di quasi tutti i loro bellicosi clan ed inserendo numerosi fra i loro Raja nel governo. Poichè l'impero Moghul era uno Stato agricolo che sostanzialmente dipendeva dalla riscossione delle imposte terriere, spesso arbitrarie e soggette ad infinite varianti annuali e regionali, Akbar riformò il sistema, fissando la richiesta media in base a dati raccolti previamente durante un decennio e rendendo i vari adeguamenti praticamente automatici; eliminò la tassa che normalmente gli islamici imponevano ai sudditi non musulmani e centralizzò fortemente l'impero. Applicò inoltre un'innovativa politica di tolleranza religiosa, promosse assemblee di sapienti di tutti i credi, incoraggiò lo studio della storia e, sotto il suo impero, l'arte della miniatura acquisì uno stile unico ed insuperato. Costruì la meravigliosa città di Fatehpur Sikri e la cittadella di Agra.

Gli ultimi ultimi anni di Akbar il Grande furono offuscati dalle lotte tra i suoi figli, che già si contendevano il trono. Suo figlio Salim gli si ribellò più volte ed alla morte dell'imperatore fu proprio lui a prevalere sugli altri, con il nome di Jahangir. Questo imperatore rafforzò la naturale affinità col mondo persiano dei Moghul sposando la bella Nur Jahan, persiana, che introdusse a corte tutto il suo seguito e con esso la cultura della sua terra. Fu un mecenate delle arti ed egli stesso scrisse delle interessanti memorie. Come lui stesso fece ai suoi tempi, anche suo figlio Khurram, chiamato dopo la conquista del Deccan Shah Jahan, re dell'universo, si ribellò al padre, ascendendo al trono nel 1627, costituendo con il suo fantasmagorico regno la leggenda universale dei Moghul. Fu il maggior costruttore dell'impero, architettonicamente parlando, ma le sue ambizioni dissanguarono le casse statali. Edificò il Forte Rosso a Delhi e il Taj Mahal ad Agra per la defunta moglie Mumtaz, oltre a ristrutturare il Forte di Agra. Cercò strenuamente di riconquistare il sogno perduto dei Moghul, Samarcanda, con l'aiuto militare di uno dei suoi figli, Aurangzeb, ma l'impresa fallì. 

Aurangzeb seguì poi la tradizione familiare ribellandosi al padre, che giunse a imprigionare nel forte di Agra e ascendendo al trono uccidendo tutti gli altri fratelli rivali, tra i quali l'erede designato, l'illuminato e pacifico Dara Shikoh. Salito al trono, si dedicò principalmente all'espansione militare conquistando i Sultanati del Deccan, cercando poi di assorbirne le classi regnanti nell'elite imperiale, e alla restaurazione dell'Islam ortodosso. La base finanziaria statale si rivelò però scarsa, poichè le nuove terre conquistate rendevano molto meno di quelle settentrionali, mentre il numero di funzionari e di spese d'apparato statale crescevano esponenzialmente. Il tradizionale mecenatismo Moghul verso le arti venne interrotto, le tasse divennero via via più opprimenti causando rivolte, dapprima isolate e poi generalizzate a interi gruppi sociali come i Sikh o i Maratha: ribellioni facilitate dalla ormai grande diffusione di armi da fuoco e alimentate dall'intolleranza religiosa dell'imperatore.

Ma anche Aurangzeb a sua volta fu sfidato dal figlio, Akbar, che si unì ai ribelli rajput e Maratha nella speranza di deporre il padre e prenderne il posto. I Maratha si erano sollevati da tempo, sotto la guida di Shivaji, il quale nel 1674 si era fatto incoronare secondo il rito indù. Aurangzeb, musulmano intransigente che già aveva reintrodotto la tassa per i non musulmani eliminata dai tempi di Akbar il Grande, esacerbò il sottofondo religioso della disputa. Il vecchio imperatore sconfisse il figlio e i suoi alleati, ma dovette trasferire la capitale fondando Aurangabad, nella speranza di controllare meglio le zone meridionali. Morì nel 1707, dopo 50 anni di regno e fu austero nella morte come non lo era stato nell'opulenta vita di corte. Rifiutò la magnificenza delle sepolture dei suoi antenati, lamentando di non essere riuscito a migliorare la vita delle genti più umili e fu sepolto in una semplice tomba sulla strada che porta alla sua città. Bisognerà aspettare l'Ottocento per tornare ad aver notizie determinanti di un imperatore moghul e si tratterà di Bahadur Shah, figura altrimenti del tutto ininfluente e recuperata strumentalmente durante quella che gli Inglesi definirono la Rivolta dei Sepoy e che oggi si tende invece a indicare come Prima Guerra d'Indipendenza indiana.

La cultura e lo stile Moghul propriamente detti furono principalmente fenomeni urbani, ma in tale ambito prosperarono straordinariamente. Una nuova lingua si impose, l'Urdu, che aveva la sua origine nella lingua franca degli accampamenti militari e nella quale si fusero elementi di Turco, di Persiano, la lingua di corte e della burocrazia, di Arabo, la lingua della religione, e di Hindi, la lingua del popolo. Musica, Poesia e Belle Arti toccarono durante l'epoca apici subilimi ed universalmente riconosciuti.

 

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