Il razzismo indiano PDF Stampa E-mail
L'attualità - Interni e cronaca
Mercoledì 24 Giugno 2009 10:17

I gravi attacchi subiti dagli Indiani in Australia hanno acceso i riflettori anche sul palese razzismo tranquillamente accettato e diffusissimo nella stessa India.

Racists Go Home! Afroamericani in IndiaL'umiliazione per Yoyce Jones, un afroamericano appena diplomatosi in uno dei più prestigiosi college degli Stati Uniti, è arrivata come un fulmine a ciel sereno in un centro commerciale di Gurgaon, città satellite di Delhi in pieno boom edilizio.

In uno degli scintillanti Malls della città, il ragazzo voleva acquistare un comune sapone per il viso e il commesso gli aveva invece prontamente consegnato un sapone schiarente. Jones aveva allora specificato ulteriormente la sua richiesta, ma il commesso aveva insistito offrendogli sempre lo stesso prodotto, facendolo alla fine innervosire: "L'ho ringraziato per l'offerta ma gli ho spiegato di essere piuttosto orgoglioso del colore della mia pelle" racconta.

Basterebbe chiedere a qualunque Africano come si vive in India per poi doverci pensare su due volte, prima di accusare l'Australia di razzismo. E' la pancia dell'India a rivelarsi veramente oscura, quando si tratta di stranieri di colore. La cosa più innocua che capita è che vengano chiamati Kalia (con le stesse connotazioni dispregiative del nostro Negro, oppure Habish, da Al Habish, Abissinia, ndt). Bilyaminu Ibrahim, uno studente nigeriano della facoltà di Ingegneria a Greater Noida, potrebbe raccontare come ci si sente quando si viene presi a sputi o un suo compatriota, Abdulmalik Ali Abdulmalik, potrebbe invece descrivere quanto faccia male essere colpiti dalle mazze da Cricket. In tutta la nazione i proprietari di case sbattono la porta in faccia agli aspiranti inquilini di origine africana, mentre si fregano le mani al pensiero di arricchirsi quando gli si presenta un bianco. Gli Uffici Stranieri cancellano arbitrariamente i Visti d'ingresso per gli Africani, mentre elaborano con molta più facilità i documenti per Europei o Americani. Nel film Fashion, 2008, la protagonista Priyanka Chopra si rende conto di aver toccato veramente il fondo quando, dopo una nottata di eccessi, finisce a letto con un uomo africano...

E' noto che il pregiudizio indiano verso lo shyam varna - colore bruno - sia antico quanto la stessa mitologia hindu: "Se Krishna significa letteralmente scuro" domanda Devdutt Pattanaik, specialista in Mitologia "Perchè il Dio è sempre raffigurato in blu, piuttosto che in nero ?" I fumetti e le serie Tv rappresentano sempre il male, i demoni, con colori scuri e il bene con quelli chiari "E ciò inesorabilmente rafforza i nostri pregiudizi", conclude Pattanaik.

Gli Indiani del Sud si sono abituati all'uso settentrionale del termine Madrasi come di un aggettivo peggiorativo per definire il tono più scuro della pelle. "L'estetica dell'India settentrionale tende a dominare " spiega la sociologa Patricia Oberoi "e in essa la bellezza femminile viene valutata in base al pallore della pelle, ai capelli scuri in contrasto e al tutto combinato con lineamenti delicati e occhi grandi. Un'immagine globalizzata che viene celebrata nell'esposizione televisiva e cinematografica internazionale e che ormai definisce le bellezze asiatiche sempre come chiare e coi capelli scuri".

Sebbene il meridione indiano condanni in teoria l'atteggiamento settentrionale, in pratica ne è ugualmente responsabile; il cinema Tamil è noto per il rafforzamento dato alla connotazione negativa della pelle nera. Il supereroe dei suoi film, Rajnikanth, è sì scuro, ma ragazze chiare per affiancarlo nelle produzioni vengono importate sin dal lontano Rajasthan. Anche la pubblicità ammicca da sempre al chiaro, in India: non si sono mai visti modelli di colore che pubblicizzino case cosmetiche e anzi, che pubblicizzino qualcosa in assoluto. Dopo tutto, chi meglio dell'attore John Abraham può promuovere la nuova crema schiarente della Garnier? E nel caso ci si dimenticasse dell'importanza dell'essere bianchi, Vogue India l'ha ribadita con la copertina del numero inaugurale uscito nell'Ottobre 2007: l'immagine era centrata sulla pallidissima modella australiana Gemma Ward, solo affiancata dalle relativamente più scure bellezze locali, Bipasha Basu e Priyanka Chopra.

Gli annunci matrimoniali sui quotidiani e online inculcano incessantemente settimana dopo settimana lo stesso concetto: scuro è brutto, chiaro è bello. Chi è scuro rimane a prender polvere sullo scaffale dei single, perchè solo chi è chiaro o molto chiaro viene scelto e non è raro trovare uomini scuri che accettino di sposare ragazze poverissime, purchè siano di pelle chiara.

A volte questa ossessione può essere fatale, come nei tragici fatti che portarono nel 2008 una donna al suicidio a causa del continuo disprezzo manifestatole dal marito per il suo essere scura di pelle. Il tribunale di Madurai, in Tamil Nadu, lo condannò a 2 anni di carcere duro, ma la sentenza venne sospesa dall'Alta Corte della città e poi dalla Corte Suprema su ricorso dell'uomo, la cui difesa sostenne con successo che chiamare continuamente negra la propria moglie non poteva essere equiparato alla tortura psicologica.

Il Dott. V.K. Sharma, presidente dell'associazione indiana dei dermatologi, segnala il grado di percolosità che l'ossessione indiana per il pallore della pelle sta assumendo. Alle donne ignoranti e disperate per il proprio colore, viene venduta per schiarirlo la Betnovate, una crema a base di steroidi prodotta per curare alcune eruzioni ed infiammazioni della pelle e che, come effetto collaterale, ne schiarisce leggermente il colore. L'uso ripetuto di questo farmaco, venduto impunemente in tutto il Paese come semplice prodotto di bellezza, produce però anche un progressivo assottigliamento dell'epidermide, con conseguente perdita di elasticità della stessa e una crescente vulnerabilità all'attacco di batteri particolarmente infettivi.

Ma a cosa è dovuta quest'ossessione per la pelle chiara? C'è chi dice che al colore chiaro sia associata in India una certa superiorità sociale, sebbene anche tra i generalmente pallidissimi kashmiri, per esempio, la distinzione in caste superiori e inferiori sia una realtà comunque innegabile. C'è chi sostiene che si tratti di un lascito dell'epoca coloniale, secondo il quale chi comanda è sempre bianco. Altri, come il sociologo G.K. Karanth, pensano che la deferenza verso la pelle chiara sia da ricercarsi in tempi assai più remoti: "Guardate con che facilità venne accettata la supremazia di Alessandro Magno sul re Poro", dice.

Ma nessuno ha dubbi riguardo al fatto che lo schiavismo e il colonialismo abbiano creato la moderna equiparazione tra bianco e potere, in quella che prima era una semplice questione di gusti estetici "Essere chiari divenne allora uno strumento per l'ascesa sociale" aggiunge il sociologo Ashis Nandy e l'antropologo D.K. Bhattacharya rincara: "Esistono documenti nei quali si illustra come in Africa gli indigeni si cospargessero il viso con polvere di pietra calcarea durante i riti religiosi cristiani per assomigliare il più possibile ai missionari bianchi "

Prakash C. Jain, studioso della diaspora indiana, sottolinea però che è sempre esistita una corrente sotteranea di razzismo tra i molti Indiani emigrati in Africa e i locali. Tradizionalmente, gli Indiani hanno sempre limitato all'indispensabile le relazioni con gli Africani in Africa, tendendo a vivere in zone separate; i matrimoni tra i due gruppi sono poi sostanzialmente inesistenti, per esempio in Sudafrica, con solo 57 casi conosciuti nell'epoca che va da prima della II Guerra mondiale fino alla fine degli Anni 60. Secondo il sociologo T.K. Oommen, il razzismo indiano combina elementi di culturalismo e di etnicismo: esiste un'idea implicita e largamente diffusa secondo la quale gli Africani sarebbero culturalmente ed etnicamente inferiori agli Indiani. "Gli Indiani hanno sempre fatto queste distinzioni: guardate come il Shiv Sena tratta gli Indiani che non sono del Maharashtra o come il Lachit Sena tratta quelli non originari del loro Stato, l'Assam..."

Questo sciovinismo culturale spiega anche il perchè la discriminazione basata sul colore della pelle non colpisca solo le persone di colore, in India, ma sfiori talvolta anche i bianchi. Una ragazza australiana che ha appena terminato un master a Pune, e che desidera rimanere anonima, pensa che la discriminazione da lei subita sia dovuta semplicemente al fatto di rappresentare una cultura differente. Gli abitanti del complesso residenziale dove abitava si erano presentati improvvisamente alla sua porta in massa, accusandola di prostituirsi e intimandole di andarsene, solo perchè la ragazza aveva molti amici maschi che passavano a trovarla. " E' una convinzione che la maggioranza degli Indiani mantiene verso le ragazze occidentali" racconta, aggiungendo che "Se il razzismo è un fenomeno che, per quanto crescente, rimane marginale in Australia, in India invece è istituzionalizzato. E' normale qui che la gente ti chieda da dove vieni anche prima di chiederti come ti chiami".

Ma le differenze di comportamento da parte degli Indiani verso bianchi o neri diventano lampanti nel caso di Diepiriye Kuku, dottorando afroamericano alla Delhi School of Economics, fidanzato con un bianco. Nel solo Nokia Shop di Delhi, i due hanno contato ben cinque commessi che si sono avvicinati al suo compagno cercando di rendersi utili, ignorando invece sempre e del tutto la sua presenza "Evitavano palesemente persino di guardarmi!" racconta. Un atteggiamento che in India diviene del tutto normale per le persone come Kuku, che devono adattarsi a una vita invisibile o, peggio, al diventare oggetto di derisione fino al punto di desiderare di nascondersi. "Preferirei quasi essere una donna, in Asia merdionale, e preservarmi dall'attenzione altrui con un velo" racconta in un'altra intervista: "Allo zoo di Delhi stavo guardando delle giraffe, quando mi sono reso conto che alle mie spalle c'erano almeno altre 50 persone che guardavano ME, invece degli animali. In molti locali di Delhi in genere sono l'unica persona di pelle scura che non indossa un'uniforme di servizio". Il velo, per lui, sono diventati quindi gli occhiali da sole e il suo Ipod.

Va ancora peggio alle donne di origine africana, che devono lottare contro l'idegnità non solo di essere scure, ma persino femmine. Maria Cleophas, studentessa ugandese a Delhi, non riesce ad abituarsi a come viene abitualmente fissata per le strade della capitale indiana. "E' una cosa che va al di là dell'incredibile, oltre ogni possibilità di comprensione. Ci sono state occasioni durante le quali mi hanno messo direttamente le mani addosso, oppure hanno sputato verso di me al mio passaggio", spiega. Una sensazione che anche Murtala Musa, studente nigeriano, conosce bene: "La gente alla mia vista reagisce come se io fossi spuntato dal marciapiede per magia o fossi caduto direttamente dal cielo. Spesso cercano di toccarmi i capelli, per controllare se sono finti oppure bruciati. Sembra, insomma, che vogliano sincerarsi a proposito del mio essere davvero una creatura umana".

Molti pensano però che il modo con cui gli Indiani trattano le persone di colore non sia dovuto al razzismo, ma solo all'impreparazione sofferta da larghi strati della popolazione, del tutto ignara dell'esistenza al mondo di un'umanità differente dalla loro. Forse incrementare gli scambi commerciali e culturali con i Paesi africani potrebbe portare a un cambiamento, cosa che di fatto è già avvenuta con i Paesi dell'Asia orientale. "Gli Indiani si sono resi conto che gli Europei e i Nordamericani non sono gli unici depositari di valori appetibili", spiega Oberoi. Se l'Africa continuerà a svilupparsi nei prossimi anni e se l'India incrementerà i suoi scambi col Continente Nero, forse anche gli Africani smetteranno di essere guardati come una strana specie, in India.

Sarà quello un mondo migliore, nel quale le prossime generazioni saranno molto più colte di oggi e dove forse Barack Obama sarà ormai mondialmente ricordato come un'icona dell'eleganza e dello stile, oltre che come primo presidente afroamericano degli USA. 

 

Liberamente tratto e tradotto da OutlookIndia

 

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